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Incauto acquisto di oggetti d'arte

Cosa è l'incauto acquisto di oggetti d'arte e di collezionismo? Si tratta del reato contravvenzionale di "acquisto di cose di sospetta provenienza" nel caso in cui abbia a oggetto cose d'arte e/o di collezionismo. Il codice penale sancisce che risponde di tale reato: chi  acquista o riceve cose di cui, per motivi vari, si può sospettare che provengano da un reato, senza averne prima accertata la legittima provenienza. chi si adopera per far acquistare o ricevere cose di questo tipo, sempre senza averne prima accertata la provenienza. Un acquirente  prima di procedere all'acquisto deve controllare se gli oggetti d'arte in questione siano dotati di tutta la documentazione necessaria. Chi agisce, per poter essere incriminato deve tenere una condotta colposa: l'imprudenza, la negligenza o il non avere preso tutte le precauzioni del caso, possono essere sanzionati con l'arresto fino a sei mesi, più eventuale ammenda. art 712 del Codice penale.   Art. 712 - Acquisto di cose di sospetta provenienza che così recita: "Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda non inferiore a dieci euro. Alla stessa pena soggiace chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza". L'incauto acquisto o ricettazione (ricettazione art. 648) sono i reati che gli antiquari, e non solo, temono di più. I numeri delle opere trafugate ancora in circolazione, forniti dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico supera le 300.000. Un'enormità! Il mercato clandestino muta forma e si sposta molto rapidamente ma soprattutto fa spostare rapidamente le opere, spesso da una parte all'altra del globo. Non smetteremo mai di ripeterlo: bisogna sempre controllare bene la documentazione. Buon acquisto!        

Attestato di libera circolazione per oggetti d'arte e collezionismo

Che cosa è l'attestato di libera circolazione? Si tratta di un' autorizzazione, conferita dal competente ufficio di esportazione, che consente l'uscita definitiva dal nostro Paese di alcune opere d'arte e la circolazione in ambito comunitario, per motivi di commercio, senza per questo produrre un danno all'integrità del patrimonio culturale nazionale italiano. Il rilascio dell'attestato non permette però, da solo, l'uscita dell'opera dall' Unione Europea: caso per il quale è richiesta anche la licenza di esportazione. Le opere d'arte per le quali deve essere richiesto l'attestato di libera circolazione possono essere appartenenti a chiunque, che presentino interesse culturale, di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre 70 anni. Come fare all'atto pratico, per ottenere il rilascio dell'attestato di libera circolazione? Chi è interessato all'uscita definitiva di un'opera d'arte dall'Italia deve farne denuncia al competente ufficio di esportazione. La denuncia deve contenere i seguenti dati: valore venale di ciascuna opera, nome, cognome e domicilio del proprietario, luogo di destinazione dell'opera, nome, cognome, e domicilio del destinatario. Entro 3 giorni dalla denuncia l'ufficio di esportazione, dopo aver esaminato l'opera, ne dà notizia ad alcuni uffici ministeriali (Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale) i quali devono svolgere gli opportuni accertamenti e comunicare entro 10 giorni all'ufficio esportazione ogni elemento utile raccolto. Entro 40 giorni dalla presentazione della denuncia, nella maggior parte dei casi, la procedura si conclude e viene comunicato l'esito all'interessato. Se nei medesimi quaranta giorni l'ufficio esportazioni propone al Ministero l'acquisto dell'opera (ad un prezzo corrispondente al valore venale denunciato), il termine per il rilascio dell'attestato è prorogato di ulteriori sessanta giorni. Il proprietario dell'opera d'arte potrà comunque sempre evitare l'acquisto coattivo da parte dello Stato rinunciando all'esportazione. Le conseguenze del diniego dell'attestato sono presto dette: impossibilità di uscita dell'opera dal nostro Paese, sottoesposizione della medesima a vincoli vari.  

Contraffazione, alterazione e riproduzione di opere d'arte

Contraffazione, alterazione e riproduzione di opere d'arte, facciamo una distinzione e capiamo meglio. Con questi termini parliamo delle diverse ipotesi di reato che possono essere riunite sotto la denominazione comune di contraffazione di opere d'arte o, più in generale, di falsi d'arte. Esaminiamo nel dettaglio le tre diverse fattispecie delittuose previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio: contraffazione, alterazione e riproduzione di  opere d'arte. Con il primo termine, ci si riferisce in particolare all'attività che conduce alla produzione di un'opera d'arte totalmente falsa. Col termine alterazione si intende invece un intervento in grado di modificare un' opera d'arte originale, in senso non conforme o comunque estraneo alla volontà dell'autore. Per riproduzione infine si intende l'attività tesa a ottenere una copia di un opera d'arte originale, al fine di immetterla nel mercato come autentica. Vediamo quando vengono prese in considerazione le tre condotte appena descritte: Nel caso in cui, allo scopo di trarne profitto, taluno procede materialmente alla contraffazione, all'alterazione o alla riproduzione di un opera d'arte . Nel caso in cui, anche non partecipando direttamente alle attività descritte al punto 1, taluno ponga in commercio, o immetta comunque in circolazione, le opere che ne derivano, spacciandole per autentiche, allo scopo di trarne profitto. In tutti quei casi, conoscendo le falsità, un soggetto si adoperi per autenticare opere d'arte contraffatte, alterate o riprodotte, o comunque le accrediti o contribuisca ad accreditarle come autentiche attraverso  dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizione di timbri. Per tutte le condotte riconducibili alla norma, la pena è la reclusione da tre mesi a quattro anni e una multa da 103 a 3099 euro, suscettibile di essere aumentata se i fatti sono commessi  nell'esercizio di un' attività  commerciale. In tale, ultimo, caso alla sentenza di condanna consegue anche la pena accessoria dell'interdizione dalla professione. Tutte le ipotesi di reato appena viste, infine, possono concorrere sia col reato di truffa che con quello di ricettazione. Il nostro spassionato consiglio è di non trovarsi mai in questi loschi affari!          

Autentiche e archivi - Diritto nel mondo dell'arte

Autentiche e archivi - Diritto nel mondo dell'arte

Di che cosa si tratta? L'autentica è un certificato scritto di attribuzione della paternità di un'opera d'arte, spendibile sul mercato. Di solito, oltre alla descrizione esatta dell'opera, contiene anche una foto della medesima o una qualche sua rappresentazione. Obbligatoria è la firma di chi l'ha rilasciata. A questo proposito occorre segnalare che l'autentica può provenire, a seconda dell'opzione interpretativa prescelta, dall'artista, dai suoi eredi, da archivi, fondazioni, comitati di esperti e associazioni a tutela intitolate all'artista, o da qualunque altro mandatario, incaricato dagli eredi dell'autore, della catalogazione dell'intero corpus delle opere di quest'ultimo. Gli archivi sono enti di diritto privato che perseguono lo scopo di registrare, su richiesta degli interessati, le opere autentiche di un artista (defunto), respingere quelle false e denunciare i falsi. La loro esistenza è quindi un tutt'uno con il problema delle autentiche. In materia si nota spesso un po' di confusione, che può essere in parte dissipata cominciando col distinguere tra opera d'arte classica e opera d'arte contemporanea; e, ancora, tra opera d'arte contemporanea di artisti viventi e opera d'arte contemporanea di artisti defunti. Per le opere d'arte classica siamo in parte al di fuori della problematica che qui interessa: nel  caso di arte antica e di oggetti di antiquariato, infatti, e soprattutto per quei pezzi anteriori ai primi decenni del XIX secolo (posto che sino alla fine del settecento normalmente gli autori non firmavano le loro opere), si usa correttamente il termine expertis. Intendendo con ciò una dettagliata descrizione dell'opera, corredata dal parere motivato di un esperto circa la sua originalità e provenienza (senza indicazione del valore), cui è allegata una foto. Chi ha interesse all'autenticazione è in genere il venditore, per poter adempiere all'obbligo di rilascio e consegna all'acquirente di un attestato di autenticità e provenienza (imposto dall'articolo 64 del Codice dei Beni Culturali del Paesaggio). Pertanto, il venditore si rivolgerà in questi casi a professori universitari, storici dell'arte o esperti di altro tipo, scelti in base alle esperienze accumulate nel corso degli anni, ai riconoscimenti accademici conseguiti, agli studi realizzati su questa o quella corrente artistica su preciso periodo storico. L'attività di tali "consulenti" infatti è libera, non è regolamentata da alcuna norma di legge, e la loro competenza e affidabilità sta tutta nei curricula. Per le opere d'arte contemporanea si usa invece più frequentemente il termine autentiche. Si è già detto in proposito come i soggetti (potenzialmente) abilitati a rilasciarle siano i più disparati: si va dall'artista agli archivi, passando per i vari comitati, fondazioni ecc... Distinguendo ulteriormente, va poi precisato che chi acquista o vende opere d'arte contemporanea di artisti viventi, dovrà aver cura di chiedere o rilasciare un certificato di autenticazione proveniente dall'artista. Che in questo caso è sicuramente la persona più indicata per giudicare le autentiche delle opere. Chi invece acquista o vende opere di arte contemporanea di artisti defunti, dovrà sempre farsi rilasciare o rilasciare un certificato di autenticazione (anche quando l'opera è firmata). In questo caso lo spettro di possibilità ammesse dalle norme, e dall'interpretazione giurisprudenziale sulle medesime, quanto al soggetto in qualche modo "abilitato" al rilascio dell'autentica tende all'infinito: praticamente chiunque, o quasi, può arrogarsi un'autorità certificatoria. Con tutte le conseguenze, le complicazioni, le liti, anche in sede giudiziaria, e soprattutto le bizzarrie che questo stato di cose inevitabilmente produce. Comunque è sufficiente rimarcare che in caso di vendita di opere d'arte contemporanea (di artisti viventi o meno) esiste l'obbligo a carico del venditore, sancito dell'articolo 64 del Codice dei Beni Culturali, di consegnare all'acquirente la documentazione attestante l'autenticità o almeno la probabile attribuzione e provenienza dell'opera. O, in mancanza, un' autocertificazione contenente tutte le informazione a sua disposizione sull'autenticità o sulla probabile attribuzione e provenienza. Il tutto debitamente firmato e, se possibile, apposto sul retro di una copia fotografica dell'opera. Le conseguenze in caso di inadempimento sono molteplici. Sul piano civile i riflessi si hanno soprattutto sull'interpretazione del contratto di compravendita dell'opera d'arte e della sua validità. Sul piano penale, il non aver rilasciato o l'aver rilasciato una documentazione di autenticità falsa avrà delle indubbie conseguenze per l'accertamento di alcune figure di reato come la contraffazione, l'alterazione,  ecc...  

Massimo Fagioli ci ha lasciati

Massimo Fagioli ci ha lasciati

Alla ricerca sulla nascita e sulle origini del pensiero dell'uomo ha dedicato la vita intera Massimo Fagioli, lo psichiatra dell'Analisi collettiva, scomparso questa mattina a 85 anni La vita degli esseri umani ha un inizio e una fine, diceva. Alla ricerca sulla nascita e sulle origini del pensiero dell’uomo ha dedicato la vita intera Massimo Fagioli, lo psichiatra dell’Analisi collettiva, scomparso questa mattina all’eta’ di 85 anni a Roma. Fagioli era nato a Monte Giberto nel 1931, in provincia di Ascoli Piceno. Autore di 23 libri, e’ notissimo, in particolare, per “Istinto di morte e conoscenza”, il suo capolavoro teorico, scritto nel 1970, diffuso in decine di migliaia di copie, tradotto in molte lingue, racchiude le scoperte fondamentali della Teoria della nascita, con la quale lo psichiatra ha rivoluzionato dalle fondamenta la conoscenza sulla mente umana, a partire dalla scoperta dell’origine biologica del non cosciente. Sabato 18 febbraio, dalle ore 10, un saluto a Massimo Fagioli e’ previsto in via Roma Libera 23 a Trastevere, dove per quarantuno anni ha tenuto i seminari di Analisi collettiva, originalissime sedute di psicoterapia di gruppo, uniche nel loro genere, rivolte in modo gratuito e senza distinzioni a migliaia e migliaia di persone. A Fagioli dedica un lungo ricordo anche il sito di Left, la rivista per la quale dal 2006 lo psichiatra curava la rubrica Trasformazione. Medico specializzato a Modena in neuropsichiatra, Fagioli si e’ laureato all’Universita’ di Roma in Medicina e Chirurgia, studi intrapresi per l’esigenza di comprendere la realta’ psichica umana, oggetto di una ricerca iniziata fin dagli anni dell’adolescenza, dopo essere stato, ragazzino, nelle Marche al fianco dei partigiani nella guerra di Resistenza e del padre medico di campo. Giunge a Venezia, nell’antico manicomio dell’isola di San Clemente, dove ha il primo contatto con i malati cronici, le corsie bianche, l’elettroshock. Nelle vecchie cartelle cliniche della biblioteca scopre che due parole prevalgono nelle descrizioni del malato di mente: “stolido, anaffettivo”. Dalle pratiche angosciose della psichiatria ottocentesca, che cercava risposte nei vetrini di sezioni del cervello, Fagioli passa poi all’ospedale psichiatrico di Padova. Qui la prassi di una clinica raffinata e l’approccio di patologie gravi con metodi per l’epoca, all’avanguardia, oltre che con l’insulinoterapia, sono l’occasione per realizzare le prime esperienze di psichiatria attiva con gruppi di malati, che il giovane medico riesce a portare fuori a passeggio in citta’, “abbattendo” i muri del manicomio. La ricerca di Fagioli sulle cause della malattia mentale, agli inizi degli anni ’60, si sposta sul non cosciente e lo porta in Svizzera, nella clinica Bellevue di Binswanger a Kreuzlingen, dove dirige la comunita’ terapeutica di lingua italiana, convivendo notte e giorno con i pazienti senza mediazioni. Soltanto dopo una lunga analisi personale e dieci anni circa da analista con studio medico di terapia individuale, propone nel 1971 agli ambienti scientifici il risultato delle sue esperienze e della sua formazione nel libro Istinto di morte e conoscenza, scritto nel 1970, pubblicato in una nuova edizione da L’asino d’oro nel 2010 e successivamente anche in lingua tedesca, a distanza di quaranta anni, nel 2011, dall’editore Stroemfeld (Todestrieb und Erkenntnis). Il libro contiene i fondamenti della Teoria della nascita, secondo la quale il pensiero umano inizia alla nascita con la reazione alla luce, attraverso la retina, del corpo del neonato: scoperte sviluppate poi con La marionetta e il burattino e Teoria della nascita e castrazione umana, del 1974, editi tra la fine dello stesso anno e il 1975. Dal 1975 Fagioli ha risposto alla domanda di psicoterapia da parte di centinaia di persone e si sono formati, prima all’Istituto di Psichiatria dell’Universita’ di Roma La Sapienza e poi in un molto ampio studio privato a Trastevere (1980), i seminari di Analisi collettiva, una prassi di cura per la guarigione della malattia mentale, basata sull’interpretazione dei sogni, che prosegue come ricerca sulla realta’ umana e la sua evoluzione. Il suo quarto volume intervista, Bambino donna e trasformazione dell’uomo, e’ del 1979. Fagioli ha continuato nel tempo a svolgere e approfondire i fondamenti teorici del 1970-74 in una serie di altri scritti di psichiatria e attraverso libere espressioni in ambito artistico. Nel 1997 e’ regista de Il cielo della luna e poi di Me’lange (1999) e di La psichiatria, esiste? (2002). Alla sua opera teorica e alla sua prassi si riferisce la rivista di psichiatria e psicoterapia Il sogno della farfalla che nel 2012 ha celebrato venti anni dalla fondazione. Oltre ai volumi fondamentali della Teoria della nascita (Istinto di morte e conoscenza, La marionetta e il burattino, Teoria della nascita e castrazione umana, Bambino donna e trasformazione dell’uomo), gli altri titoli sono: Storia di una ricerca (Lezioni 2002), Una vita irrazionale (Lezioni 2006), Das Unbewusste. L’inconoscibile (Lezioni 2003), Fantasia di sparizione (Lezioni 2007), Left 2006, Left 2007, Il pensiero nuovo (Lezioni 2004), Left 2008, L’uomo nel cortile (Lezioni 2005), Left 2009, Settimo anno (Lezioni 2008), Left 2010, Religione, Ragione e Liberta’ (Lezioni 2009), Left 2011, L’idea della nascita umana (Lezioni 2010) e Left 2012

Le donne e l'arte - Tracey Emin

Le donne e l'arte - Tracey Emin

1963 a Londra, Inghilterra: vive e lavora a Londra. Probabilmente sono sorte più leggende intorno a Tracey Emin che intorno a qualsiasi altra artista apparsa sulla scena negli anni'90 con l'etichetta della Young British Art. Storie che narravano il suo ritiro da scuola, i lavori precari, una vita sessuale selvaggia e tutti i traumi connessi - come perdere la verginità a 13 anni in quello che fu effettivamente uno stupro - apparvero ovunque, non solo sulle riviste d'arte. Lettori e spettatori furono informati su parti di feti morti, abuso d'alcol e scandalose apparizioni televisive. Queste storie di lussuria e dolore erano alimentate dalla stessa arte di Tracey Emin, uno sfruttamento impietoso della propria biografia, la cui immediatezza apparentemente esibizionistica può risultare scioccante. Lo spettatore diventa inconsapevole un voyeur che può soddisfare la sua ricerca del sensazionale in modo altrimenti offerto solo dai mass media; ma da Tracey Emin può trarre anche qualcosa che i mezzi di comunicazione di massa non offrono, poiché un analisi più attenta della sua arte svela un mondo poetico e precisamente definito, evidentemente autentico, in grado di proiettare una persona dentro la propria vita e propri problemi. L'individuale e l'universale, l'intimo e il pubblico si intrecciano continuamente dell'opera di Tracey Emin. All'interno di questo campo di forza l'artista riesce a intavolare un avvincente discorso su emozioni e desideri che incoraggia lo spettatore e le sue aspirazioni a tornare nel mondo altrimenti arido, accademico e "reificato" dell'arte. E' proprio qui che risiede l'aspetto politico dell'arte di Tracey Emin. Il modo in cui alcuni eventi della sua biografia sono collegati con l'esperienza, la memoria e le preoccupazioni attuali della collettività si palesa in Everyone I Have Ever Slept Whith From 1963-1995. Tracey Emin rivestì le pareti interne di un piccola tenda igloo con variopinte lettere ritagliate che componevano i nomi di quanti avevano condiviso suo letto in quegli anni.

Le donne e l'arte -  Frida Kahlo

Le donne e l'arte - Frida Kahlo

Frida Kahlo 1907 - 1954 a Coyocàn, Messico Frida Kahlo è riuscita e creare un linguaggio visivo universalmente comprensibile che unisce stile naif, realismo e surrealismo. L'opera di questa artista messicana di fama internazionale, nata nel 1907, comprende più di 200 dipinti, per la maggior parte autoritratti  di piccolo formato. Questi, come anche le sue nature morte  e i ritratti di animali, rivelano una notevole forza espressiva e una scrupolosa attenzione ai particolari. Molto spesso le sue opere sono una straziante testimonianza delle sue sofferenze fisiche e mentali e rivelano una sconcertante immediatezza che le rende indimenticabili. Da piccola Frida Kahlo fu costretta a restare a letto nove mesi a causa della poliomielite , che le provocò una grave malformazione a un piede, mentre a 18 anni fu coinvolta in un incidente stradale. L'autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram  e Frida Kahlo fù trafitta da un palo di metallo fratturandosi la colonna vertebrale, il bacino e le gambe. Rimase ricoverata un mese e fù poi costretta a portare un busto di gesso per altri nove mesi. Nel periodo trascorso in ospedale Frida Kahlo cominciò a disegnare e a dipingere, prima l'incidente, poi se stessa. Il suo primo autoritratto  che risale a l 1926, la ritrae in posa erorica. Ne seguirono molti altri, a proposito dei quali dirà che dipingeva se stessa perché, passando molto tempo da sola, era il soggetto che conosceva meglio. La sua vita fu una lotta costante contro la morte, un destino crudele difronte al quale non si rassegnò mai, ma che per lei fù una dura prova. Nonostante Frida Kahlo fosse in contatto con i surrealisti parigini ( in particolare Andrè Breton) e benché molti critici la considerassero surrealista, ha affermato "Non sapevo di essere surrealista finché Andrè Breton non è venuto in Messico  e me lo ha detto". Tuttavia non ha mai accettato questa definizione." Non ho mai dipinto sogni. Quello che ritraevo era la mia realtà". I suoi dipinti sono immagini interiori della realtà esterna. Anche se la sua arte si basa su elementi della sua biografia, lo spettatore può comprenderne e interpretarne i temi, le forme, i modelli e i simboli. L'irriducibile candore e l'immediatezza con cui affronta il suo destino in opere che riescono a rendere tangibili le sue angosce commuovono lo spettatore. E, benché la differenza di cui parla sua personale, le sue immagini sono sempre legate a motivi più ampi e universali. (Ulrike Lehmann)

Le donne e l'arte - Louise Bourgeois

Le donne e l'arte - Louise Bourgeois

1911 a Parigi  – New York, 31 maggio 2010: è stata una scultrice e artista francese, viveva a New York Uno stretto corridoio conduce a una stanza poligonale le cui pareti simili a schemi sono fatte di porte. All'interno c'è un denso conglomerato di grandi rocchetti rossi e celesti su supporti, oggetti avvolti a spirale e frammenti corporei di vetro incolore, due piccole valigie, una lampada a petrolio e due bottiglie piene di monete; una scala rossa è appoggiata al muro e un oggetto a forma di goccia penzola da uno dei supporti dei rocchetti. In una delle porte c'è una finestra dietro la quale si legge la parola "private", scritta con lettere logore. La densa atmosfera di Red Room (Child) di Louise Bourgeois, 1994, è creata dalla logica ossessivamente enigmatica di objets trouvés e manufatti e delle strutture informalmente intangibili dei luminosi rocchetti in vetro rosso. Red Room contiene molti dei motivi e delle metafore indagati da Louise Bourgeois per decenni: la claustrofobica stanza che evoca un nascondiglio o l'interno del corpo parti di oggetti surrealisti simili a organi, una scala troppo corta per consentire di fuggire dalla stanza e i rocchetti di filo che ricordano l'infanzia dell'artista. Il cartello con la scritta " private" suggerisce che si tratta di un luogo di reminiscenza personale e che lavorare con elementi autobiografici rappresenta uno dei processi centrali dell'opera creativa dell'artista. L'opera di Louise Bourgeois, nella quale la padronanza di un vocabolario scultoreo formale è indissolubilmente legata a un contenuto complesso e codificato, è rimasta aperta alle proiezioni dei suoi critici, mentre contemporaneamente alimentava l'interpretazione biografica per mezzo di numerosi enunciati verbali e scritti. Così la costruzione della memoria diviene un motivo centrale del suo lavoro. La famiglia di Louise Bourgeois gestiva una bottega per il restauro di arazzi antichi nella cittadina francese di Choisy-le-Roi. Consci del suo talento, i genitori di Louise Bourgeois le avevano affidato l'incarico di disegnare le parti mancanti negli arazzi e di creare i cartoni per la riparazione. Louise Bourgeois studiò poi matematica alla Sorbona. Dalla metà degli anni '30 frequentò diverse scuole d'arte, approdando infine de Fernand Léger. Sposò lo storico dell'arte americano Robert Goldwater e nel 1938 si trasferì a New York, dove proseguì gli studi d'arte fino al 1940 all'Art Students League, quindi intraprese l'attività di pittrice. Uno dei suoi primi gruppi di opere fu Femmes Maison, figure femminili i cui corpi erano in parte costituiti da una casa, in riferimento allo stato sociale delle donne e al loro essere assegnate al territorio domestico. Louise Bourgeois esplorò lo stesso tema in scultura. Dalla metà degli anni '40 creò i cosiddetti Personages, figure simili a stele evocanti  manufatti totemici di culture tribali, mentre negli anni 50 diede vita a una serie di sculture antropomorfe costituite da elementi simili montati su un asta, raffiguranti non solo oggetti che ricordavano la scultura di Brancusi, ma anche principi seriali minimalisti come quelli riscontrabili nelle opere giovanili di Carl Andre. Negli anni successivi , Louise Bourgeois sperimentò materiali inconsueti come il lattice, la gomma, il gesso e il cemento. Nei primi anni '60 sviluppò ulteriormente il suo tema domestico con Lairs - forme fluide, a spirale o labirintiche che in genere si aprono verso uno spazio interno vuoto. Come Lairs, anche i suoi delicati paesaggi seguono i principi di un approccio organico e antiformalista. Una materialità quasi carnosa rende opere in lattice come Double Negative, 1963, simili a paesaggi viscerali in cui l'interno sembra essere stato rivoltato verso l'esterno. Forme sferiche simili a funghi spuntano da basi fluide, rendendo impossibile un'identificazione inequivocabile e suggerendo piuttosto i molteplici seni  dell'Artemide di Efeso, oppure forme falliche. Come molte delle forme realizzate da Louise Bourgeois che richiamano attributi sessuali, queste non sono chiaramente "maschili" o "femminili". Perfino Filette (bambina), 1968 - un grande fallo in lattine con cui Louise Bourgeois si lasciò fotografare da Robert Mapplethorpe nel 1982 in una posa simpaticamente provocante - ipertrofizza la forma fallica oltre a quella rotonda.      

Marina Abramovic, «The Space in Between»

Marina Abramovic, «The Space in Between»

Marina Abramovic, «The Space in Between» Viaggio spirituale in Brasile Le immagini L’artista serba ha compiuto un percorso nel Paese sudamericano per trovare le relazioni tra creatività e spiritualità, un cammino emozionale fatto di incontri e rivelazioni sorprendenti. «Sono in Abadiânia. Questa è la mia stanza. Questo è il letto dove dormirò per un pò. Sono venuta in Brasile alla ricerca di “luoghi di forza” e le persone con un certo tipo di energia. Con “luoghi di forza” intendo cascate, alberi, paesaggi, i fiumi, le piante, uccelli, insetti. Dove il cielo è vasto e pieno di nubi. Dove quando all’improvviso arriva la pioggia, subito smette. Dove si può respirare l’aria a pieni polmoni. E quando dico le persone con un certo tipo di energia, mi riferisco a coloro che effettivamente hanno imparato a trarre energia sia dall’esterno che dall’interno, a trasformare questa energia e svilupparla in coloro che non possono farlo». Durante il suo viaggio in Brasile, Marina Abramovic ha tenuto un diario su cui ha scritto in dettaglio le esperienze del suo viaggio. Le impressioni dell’artista in Abadiânia, dove ha incontrato il medium João de Deus, rivelano un profondo processo di scoperta.

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