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Van Gogh e la costruzione del genio: la narrazione come pennellata finale dell' opera.

Van Gogh e la costruzione del genio: la narrazione come pennellata finale dell' opera.

Il genio di Van Gogh era già sulla tela, ma il mondo non lo vedeva.Solo grazie a chi ha raccontato e condiviso la sua opera, il genio è diventato visibile.Quando talento e narrazione si incontrano, nasce il mito.

La “Dolce Vita” di Novella Parigini

La “Dolce Vita” di Novella Parigini

La “Dolce Vita” di Novella Parigini  Libera, audace, indimenticabile. Novella Parigini ha trasformato la propria vita in un'opera d'arte. Dalì, Sartre e Hollywood non sono che il contorno di un personaggio che sfida ancora il tempo.

Lucio Fontana

Lucio Fontana

LUCIO FONTANA Rosario de Santa Fe (Argentina), 1899 - Milano, 1968 Ideatore dello spazialismo, pittore dei buchi, creatore dei tagli sulla tela, Lucio Fontana ha segnato un'epoca per la storia dell'arte italiana. Nato in Argentina e trasferitosi in Italia fin dal 1917-1918, arruolandosi come volontario nella Prima guerra mondiale, decide di dedicarsi all'arte seguendo i corsi, presso l'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, del simbolista Adolfo Wildt. Fontana si distacca tuttavia dagli insegnamenti del maestro e dalla figurazione plastica praticata dal gruppo Novecento, per seguire una sua strada, mescolando pittura e scultura verso una nuova dimensione: il nulla, il vuoto oltre la tela. Sono gli anni trenta ed è già evidente l'intenzione di agire "spazialmente" anche in rapporto con l'architettura, lavorando in collaborazione con diversi architetti della nuova generazione (Luigi Figini, Gino Pollini, i BBPR,Luciano Baldessari). Contemporaneamente si dedica alla ceramica, ad Albisola, ritornando verso un' espressione più figurativa, trattando temi vegetali e animali. Segue un sog- giorno argentino, dal 1940 al 1947, in cui approfondisce l'elaborazione della materia, del colore, della luce, della forma e dello spazio, e scrive il Manifesto Bianco (1946). Ormai l'"'arte spaziale" è dichiarata: nascono i "'buchi" nel1949 e, dieci anni più tardi, arrivano i "tagli", la tela viene forata affinché si raggiunga una dimensione cosmicadello spazio. Questi segni fisici sulla tela corrispondo nei suoi ambienti spaziali all'inserimento della luce al neon. L'"opera ambiente" è l'affermazione del coinvolgimentototale con lo spazio, un'unità tra oggetto, materia e volume. Inizialmente Fontana crea gli "ambienti neri", con l'applicazione della luce nera di Wood (il primo è stato realizzato per la mostra nella Galleria Il Naviglio a Milano nel 1949). Dalla Biennale del 1966 l'artista decide diutilizzare una soluzione "bianca", di luce totale. Nel 1968 realizza per Documenta 4 a Kassel Ambiente spaziale, un labirinto completamente bianco che conduce a un "taglio" su gesso bianco. Lo stesso labirinto, dopo la mor-te di Fontana avvenuta nello stesso anno, è stato ricreato in legno nel 1974  per Museo de arte Contemporaneo di Caracas, a cui la moglie ha donato il pannello  in gesso originale con il taglio.

Gino De Dominicis

Gino De Dominicis

Il mistero circonda la vita di Gino De Dominicis, sia come uomo sia come artista e la sua stessa morte è avvolta nell'oscurità. Personaggio sopra le righe, ha vissuto oltre ogni regola e ordine, isolato da qualunque corrente artistica, ha scelto di restare ancorato solo a se stesso.Amante del gioco d'azzardo che lo porta a vivere più di notte che di giorno, ha creato intorno alla sua figura una sorta di leggenda, ma senza mai permettere che qualcosa di questa sua vita potesse essere documentato da libri o fotografie, tanto quanto per le sue opere, che ricomprava per poi distruggerle. De Dominicis ha sviluppato la sua poetica tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni settanta, indirizzando la sua filosofia sulla temporalità dei fatti, sull'immortalità del corpo, sugli oggetti invisibili (ladicotomia presenza/assenza), sul mistero della creazione e dell'esistenza umana (reso esplicito nel suo interesse per la civiltà sumera). Dagli anni ottanta si dedica maggiormente alla pittura, soprattutto tempera e matita su tavola, facendo di alcuni elementi visivi i suoi segni tipici:uomini con lunghi nasi, donne-proboscidi, corpi deformi con piccole mani ed enormi crani, ombre maestose,quasi a sfiorare il grottesco. Il suo messaggio, spesso così indecifrabile, è rivolto a sottolineare la centralità dell'arte che, tramite l'opera, diventa creazione e mistero. Quest'aura enigmatica si ritrova anche nei toni cromatici e compositivi del primo quadro figurativo di De Dominicis, Io a Roma (1986), contrassegnato da una figura sulla destra e dall'obelisco di piazza del Popolo sulla sinistra sovrastato dalla luna piena. Roma è la sua città di adozione, è la città eterna per eccellenza che, proprio per questa sua unicità immortale, l'artista ha amato sopra ogni cosa. 

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