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Massimo Fagioli ci ha lasciati

Massimo Fagioli ci ha lasciati

Alla ricerca sulla nascita e sulle origini del pensiero dell'uomo ha dedicato la vita intera Massimo Fagioli, lo psichiatra dell'Analisi collettiva, scomparso questa mattina a 85 anni La vita degli esseri umani ha un inizio e una fine, diceva. Alla ricerca sulla nascita e sulle origini del pensiero dell’uomo ha dedicato la vita intera Massimo Fagioli, lo psichiatra dell’Analisi collettiva, scomparso questa mattina all’eta’ di 85 anni a Roma. Fagioli era nato a Monte Giberto nel 1931, in provincia di Ascoli Piceno. Autore di 23 libri, e’ notissimo, in particolare, per “Istinto di morte e conoscenza”, il suo capolavoro teorico, scritto nel 1970, diffuso in decine di migliaia di copie, tradotto in molte lingue, racchiude le scoperte fondamentali della Teoria della nascita, con la quale lo psichiatra ha rivoluzionato dalle fondamenta la conoscenza sulla mente umana, a partire dalla scoperta dell’origine biologica del non cosciente. Sabato 18 febbraio, dalle ore 10, un saluto a Massimo Fagioli e’ previsto in via Roma Libera 23 a Trastevere, dove per quarantuno anni ha tenuto i seminari di Analisi collettiva, originalissime sedute di psicoterapia di gruppo, uniche nel loro genere, rivolte in modo gratuito e senza distinzioni a migliaia e migliaia di persone. A Fagioli dedica un lungo ricordo anche il sito di Left, la rivista per la quale dal 2006 lo psichiatra curava la rubrica Trasformazione. Medico specializzato a Modena in neuropsichiatra, Fagioli si e’ laureato all’Universita’ di Roma in Medicina e Chirurgia, studi intrapresi per l’esigenza di comprendere la realta’ psichica umana, oggetto di una ricerca iniziata fin dagli anni dell’adolescenza, dopo essere stato, ragazzino, nelle Marche al fianco dei partigiani nella guerra di Resistenza e del padre medico di campo. Giunge a Venezia, nell’antico manicomio dell’isola di San Clemente, dove ha il primo contatto con i malati cronici, le corsie bianche, l’elettroshock. Nelle vecchie cartelle cliniche della biblioteca scopre che due parole prevalgono nelle descrizioni del malato di mente: “stolido, anaffettivo”. Dalle pratiche angosciose della psichiatria ottocentesca, che cercava risposte nei vetrini di sezioni del cervello, Fagioli passa poi all’ospedale psichiatrico di Padova. Qui la prassi di una clinica raffinata e l’approccio di patologie gravi con metodi per l’epoca, all’avanguardia, oltre che con l’insulinoterapia, sono l’occasione per realizzare le prime esperienze di psichiatria attiva con gruppi di malati, che il giovane medico riesce a portare fuori a passeggio in citta’, “abbattendo” i muri del manicomio. La ricerca di Fagioli sulle cause della malattia mentale, agli inizi degli anni ’60, si sposta sul non cosciente e lo porta in Svizzera, nella clinica Bellevue di Binswanger a Kreuzlingen, dove dirige la comunita’ terapeutica di lingua italiana, convivendo notte e giorno con i pazienti senza mediazioni. Soltanto dopo una lunga analisi personale e dieci anni circa da analista con studio medico di terapia individuale, propone nel 1971 agli ambienti scientifici il risultato delle sue esperienze e della sua formazione nel libro Istinto di morte e conoscenza, scritto nel 1970, pubblicato in una nuova edizione da L’asino d’oro nel 2010 e successivamente anche in lingua tedesca, a distanza di quaranta anni, nel 2011, dall’editore Stroemfeld (Todestrieb und Erkenntnis). Il libro contiene i fondamenti della Teoria della nascita, secondo la quale il pensiero umano inizia alla nascita con la reazione alla luce, attraverso la retina, del corpo del neonato: scoperte sviluppate poi con La marionetta e il burattino e Teoria della nascita e castrazione umana, del 1974, editi tra la fine dello stesso anno e il 1975. Dal 1975 Fagioli ha risposto alla domanda di psicoterapia da parte di centinaia di persone e si sono formati, prima all’Istituto di Psichiatria dell’Universita’ di Roma La Sapienza e poi in un molto ampio studio privato a Trastevere (1980), i seminari di Analisi collettiva, una prassi di cura per la guarigione della malattia mentale, basata sull’interpretazione dei sogni, che prosegue come ricerca sulla realta’ umana e la sua evoluzione. Il suo quarto volume intervista, Bambino donna e trasformazione dell’uomo, e’ del 1979. Fagioli ha continuato nel tempo a svolgere e approfondire i fondamenti teorici del 1970-74 in una serie di altri scritti di psichiatria e attraverso libere espressioni in ambito artistico. Nel 1997 e’ regista de Il cielo della luna e poi di Me’lange (1999) e di La psichiatria, esiste? (2002). Alla sua opera teorica e alla sua prassi si riferisce la rivista di psichiatria e psicoterapia Il sogno della farfalla che nel 2012 ha celebrato venti anni dalla fondazione. Oltre ai volumi fondamentali della Teoria della nascita (Istinto di morte e conoscenza, La marionetta e il burattino, Teoria della nascita e castrazione umana, Bambino donna e trasformazione dell’uomo), gli altri titoli sono: Storia di una ricerca (Lezioni 2002), Una vita irrazionale (Lezioni 2006), Das Unbewusste. L’inconoscibile (Lezioni 2003), Fantasia di sparizione (Lezioni 2007), Left 2006, Left 2007, Il pensiero nuovo (Lezioni 2004), Left 2008, L’uomo nel cortile (Lezioni 2005), Left 2009, Settimo anno (Lezioni 2008), Left 2010, Religione, Ragione e Liberta’ (Lezioni 2009), Left 2011, L’idea della nascita umana (Lezioni 2010) e Left 2012

Le donne e l'arte - Tracey Emin

Le donne e l'arte - Tracey Emin

1963 a Londra, Inghilterra: vive e lavora a Londra. Probabilmente sono sorte più leggende intorno a Tracey Emin che intorno a qualsiasi altra artista apparsa sulla scena negli anni'90 con l'etichetta della Young British Art. Storie che narravano il suo ritiro da scuola, i lavori precari, una vita sessuale selvaggia e tutti i traumi connessi - come perdere la verginità a 13 anni in quello che fu effettivamente uno stupro - apparvero ovunque, non solo sulle riviste d'arte. Lettori e spettatori furono informati su parti di feti morti, abuso d'alcol e scandalose apparizioni televisive. Queste storie di lussuria e dolore erano alimentate dalla stessa arte di Tracey Emin, uno sfruttamento impietoso della propria biografia, la cui immediatezza apparentemente esibizionistica può risultare scioccante. Lo spettatore diventa inconsapevole un voyeur che può soddisfare la sua ricerca del sensazionale in modo altrimenti offerto solo dai mass media; ma da Tracey Emin può trarre anche qualcosa che i mezzi di comunicazione di massa non offrono, poiché un analisi più attenta della sua arte svela un mondo poetico e precisamente definito, evidentemente autentico, in grado di proiettare una persona dentro la propria vita e propri problemi. L'individuale e l'universale, l'intimo e il pubblico si intrecciano continuamente dell'opera di Tracey Emin. All'interno di questo campo di forza l'artista riesce a intavolare un avvincente discorso su emozioni e desideri che incoraggia lo spettatore e le sue aspirazioni a tornare nel mondo altrimenti arido, accademico e "reificato" dell'arte. E' proprio qui che risiede l'aspetto politico dell'arte di Tracey Emin. Il modo in cui alcuni eventi della sua biografia sono collegati con l'esperienza, la memoria e le preoccupazioni attuali della collettività si palesa in Everyone I Have Ever Slept Whith From 1963-1995. Tracey Emin rivestì le pareti interne di un piccola tenda igloo con variopinte lettere ritagliate che componevano i nomi di quanti avevano condiviso suo letto in quegli anni.

Le donne e l'arte -  Frida Kahlo

Le donne e l'arte - Frida Kahlo

Frida Kahlo 1907 - 1954 a Coyocàn, Messico Frida Kahlo è riuscita e creare un linguaggio visivo universalmente comprensibile che unisce stile naif, realismo e surrealismo. L'opera di questa artista messicana di fama internazionale, nata nel 1907, comprende più di 200 dipinti, per la maggior parte autoritratti  di piccolo formato. Questi, come anche le sue nature morte  e i ritratti di animali, rivelano una notevole forza espressiva e una scrupolosa attenzione ai particolari. Molto spesso le sue opere sono una straziante testimonianza delle sue sofferenze fisiche e mentali e rivelano una sconcertante immediatezza che le rende indimenticabili. Da piccola Frida Kahlo fu costretta a restare a letto nove mesi a causa della poliomielite , che le provocò una grave malformazione a un piede, mentre a 18 anni fu coinvolta in un incidente stradale. L'autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram  e Frida Kahlo fù trafitta da un palo di metallo fratturandosi la colonna vertebrale, il bacino e le gambe. Rimase ricoverata un mese e fù poi costretta a portare un busto di gesso per altri nove mesi. Nel periodo trascorso in ospedale Frida Kahlo cominciò a disegnare e a dipingere, prima l'incidente, poi se stessa. Il suo primo autoritratto  che risale a l 1926, la ritrae in posa erorica. Ne seguirono molti altri, a proposito dei quali dirà che dipingeva se stessa perché, passando molto tempo da sola, era il soggetto che conosceva meglio. La sua vita fu una lotta costante contro la morte, un destino crudele difronte al quale non si rassegnò mai, ma che per lei fù una dura prova. Nonostante Frida Kahlo fosse in contatto con i surrealisti parigini ( in particolare Andrè Breton) e benché molti critici la considerassero surrealista, ha affermato "Non sapevo di essere surrealista finché Andrè Breton non è venuto in Messico  e me lo ha detto". Tuttavia non ha mai accettato questa definizione." Non ho mai dipinto sogni. Quello che ritraevo era la mia realtà". I suoi dipinti sono immagini interiori della realtà esterna. Anche se la sua arte si basa su elementi della sua biografia, lo spettatore può comprenderne e interpretarne i temi, le forme, i modelli e i simboli. L'irriducibile candore e l'immediatezza con cui affronta il suo destino in opere che riescono a rendere tangibili le sue angosce commuovono lo spettatore. E, benché la differenza di cui parla sua personale, le sue immagini sono sempre legate a motivi più ampi e universali. (Ulrike Lehmann)

Le donne e l'arte - Louise Bourgeois

Le donne e l'arte - Louise Bourgeois

1911 a Parigi  – New York, 31 maggio 2010: è stata una scultrice e artista francese, viveva a New York Uno stretto corridoio conduce a una stanza poligonale le cui pareti simili a schemi sono fatte di porte. All'interno c'è un denso conglomerato di grandi rocchetti rossi e celesti su supporti, oggetti avvolti a spirale e frammenti corporei di vetro incolore, due piccole valigie, una lampada a petrolio e due bottiglie piene di monete; una scala rossa è appoggiata al muro e un oggetto a forma di goccia penzola da uno dei supporti dei rocchetti. In una delle porte c'è una finestra dietro la quale si legge la parola "private", scritta con lettere logore. La densa atmosfera di Red Room (Child) di Louise Bourgeois, 1994, è creata dalla logica ossessivamente enigmatica di objets trouvés e manufatti e delle strutture informalmente intangibili dei luminosi rocchetti in vetro rosso. Red Room contiene molti dei motivi e delle metafore indagati da Louise Bourgeois per decenni: la claustrofobica stanza che evoca un nascondiglio o l'interno del corpo parti di oggetti surrealisti simili a organi, una scala troppo corta per consentire di fuggire dalla stanza e i rocchetti di filo che ricordano l'infanzia dell'artista. Il cartello con la scritta " private" suggerisce che si tratta di un luogo di reminiscenza personale e che lavorare con elementi autobiografici rappresenta uno dei processi centrali dell'opera creativa dell'artista. L'opera di Louise Bourgeois, nella quale la padronanza di un vocabolario scultoreo formale è indissolubilmente legata a un contenuto complesso e codificato, è rimasta aperta alle proiezioni dei suoi critici, mentre contemporaneamente alimentava l'interpretazione biografica per mezzo di numerosi enunciati verbali e scritti. Così la costruzione della memoria diviene un motivo centrale del suo lavoro. La famiglia di Louise Bourgeois gestiva una bottega per il restauro di arazzi antichi nella cittadina francese di Choisy-le-Roi. Consci del suo talento, i genitori di Louise Bourgeois le avevano affidato l'incarico di disegnare le parti mancanti negli arazzi e di creare i cartoni per la riparazione. Louise Bourgeois studiò poi matematica alla Sorbona. Dalla metà degli anni '30 frequentò diverse scuole d'arte, approdando infine de Fernand Léger. Sposò lo storico dell'arte americano Robert Goldwater e nel 1938 si trasferì a New York, dove proseguì gli studi d'arte fino al 1940 all'Art Students League, quindi intraprese l'attività di pittrice. Uno dei suoi primi gruppi di opere fu Femmes Maison, figure femminili i cui corpi erano in parte costituiti da una casa, in riferimento allo stato sociale delle donne e al loro essere assegnate al territorio domestico. Louise Bourgeois esplorò lo stesso tema in scultura. Dalla metà degli anni '40 creò i cosiddetti Personages, figure simili a stele evocanti  manufatti totemici di culture tribali, mentre negli anni 50 diede vita a una serie di sculture antropomorfe costituite da elementi simili montati su un asta, raffiguranti non solo oggetti che ricordavano la scultura di Brancusi, ma anche principi seriali minimalisti come quelli riscontrabili nelle opere giovanili di Carl Andre. Negli anni successivi , Louise Bourgeois sperimentò materiali inconsueti come il lattice, la gomma, il gesso e il cemento. Nei primi anni '60 sviluppò ulteriormente il suo tema domestico con Lairs - forme fluide, a spirale o labirintiche che in genere si aprono verso uno spazio interno vuoto. Come Lairs, anche i suoi delicati paesaggi seguono i principi di un approccio organico e antiformalista. Una materialità quasi carnosa rende opere in lattice come Double Negative, 1963, simili a paesaggi viscerali in cui l'interno sembra essere stato rivoltato verso l'esterno. Forme sferiche simili a funghi spuntano da basi fluide, rendendo impossibile un'identificazione inequivocabile e suggerendo piuttosto i molteplici seni  dell'Artemide di Efeso, oppure forme falliche. Come molte delle forme realizzate da Louise Bourgeois che richiamano attributi sessuali, queste non sono chiaramente "maschili" o "femminili". Perfino Filette (bambina), 1968 - un grande fallo in lattine con cui Louise Bourgeois si lasciò fotografare da Robert Mapplethorpe nel 1982 in una posa simpaticamente provocante - ipertrofizza la forma fallica oltre a quella rotonda.      

Marina Abramovic, «The Space in Between»

Marina Abramovic, «The Space in Between»

Marina Abramovic, «The Space in Between» Viaggio spirituale in Brasile Le immagini L’artista serba ha compiuto un percorso nel Paese sudamericano per trovare le relazioni tra creatività e spiritualità, un cammino emozionale fatto di incontri e rivelazioni sorprendenti. «Sono in Abadiânia. Questa è la mia stanza. Questo è il letto dove dormirò per un pò. Sono venuta in Brasile alla ricerca di “luoghi di forza” e le persone con un certo tipo di energia. Con “luoghi di forza” intendo cascate, alberi, paesaggi, i fiumi, le piante, uccelli, insetti. Dove il cielo è vasto e pieno di nubi. Dove quando all’improvviso arriva la pioggia, subito smette. Dove si può respirare l’aria a pieni polmoni. E quando dico le persone con un certo tipo di energia, mi riferisco a coloro che effettivamente hanno imparato a trarre energia sia dall’esterno che dall’interno, a trasformare questa energia e svilupparla in coloro che non possono farlo». Durante il suo viaggio in Brasile, Marina Abramovic ha tenuto un diario su cui ha scritto in dettaglio le esperienze del suo viaggio. Le impressioni dell’artista in Abadiânia, dove ha incontrato il medium João de Deus, rivelano un profondo processo di scoperta.

Le donne e l'arte -  Vanessa Beecroft

Le donne e l'arte - Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft 1969 Genova, Italia: vive e lavora a New York (NY), USA Vanessa Beecroft "dipinge" ritratti di gruppo e individuali tridimensionali, con ragazze e donne in carne e ossa. Queste occupano un determinato spazio per un determinato tempo; sono vestite, in genere succintamente, dall'artista; spesso indossano delle parrucche e non entrano mai in contatto con il pubblico. Ne risulta un atmosfera stranamente fredda, misteriosa, che fa apparire lo spettatore  fuori posto almeno quanto le ragazze stesse, che si muovono a malapena e sembrano semplicemente in attesa di qualcosa. "Sono interessata al rapporto  tra le figure umane come donne vere  e la loro funzione di opera d'arte e immagine", spiega l'artista. L'arte di Vanessa Beecroft è difficile da classificare. Si tratta di performance o " sculture vive", come quelle degli inglesi Gilbert & George, oppure di una forma moderna di ritratto, o invece di nature morte dalla valenza psicologica composte con soggetti vivi? La domanda resta aperta. In una delle sue prime esposizioni , a Colonia ne 1994, Vanessa Beecroft presentò 30 ragazze in un show-room al quale il pubblico non aveva accesso. L'evento era visibile solo attraverso una finestra rettangolare che dava sensazione di sbirciare da uno spioncino. Le ragazze avevano tutte una figura simile, non atletica, e indossavano scarpe e gambaletti neri, biancheria intima grigia e magliette nere  o grigie. L'abbigliamento uniforme produceva nello spazio una composizione visiva di grande effetto ed era completato da parrucche gialle, alcune con le trecce altre senza. Alcune ragazze erano sedute, apparentemente imbronciate, altre era appoggiate alle pareti, altre ancora camminavano lentamente avanti e indietro. Nessuna di loro sembrava aspettarsi veramente che succedesse qualcosa - invece di un lasso di tempo denso di azione c'era solo una noiosa durata. Il titolo dell'opera era eloquente: A Blonde Dream. L'evento, concepito per essere tenuto in una galleria in Germania, alludeva esplicitamente al cliché della "bellezza ariana" diffuso durante il Terzo Reich.

Le donne e l'arte -  Ghada Amer

Le donne e l'arte - Ghada Amer

Ghada Amer 1963 al Cairo, Egitto; vive a Parigi, Francia e New York (NY) Usa Ghada Amer non realizza i suoi quadri con pennello e colori, bensì con ago e filo, con i quali intreccia fitte superfici che ricordano i dipinti di Brice Marden, Alberto Giacometti, Cy Twombly. Eppure nonostante la superficiale somiglianza materica, le immagini rappresentano in realtà figure femminili lascive e forse addirittura pornografiche, che si palesano per gradi mentre l'osservatore studia l'intricata superficie, accuratamente costruita e di forte effetto. Un fenomeno immateriale che acquista improvvisamente una presenza fisica. Le figure si moltiplicano sulla tela, raddoppiate, triplicate, quadruplicate; le gambe aperte, i triangoli del pube rappresentati nei colori dell'arcobaleno, come se un passatempo " tipicamente femminile" stesse letteralmente giocando con se stesso. Una catena infinita di donne che si masturbano, velate da una massa di cotone e lunghi fili pendenti come tentativo di evitare lo sguardo indiscreto e curioso dello spettatore. Nata in Egitto, Amer ha studiato pittura e scultura in Francia e a scelto di stabilirsi a Parigi. la sua opera denuncia la visione occidentale della donna, ridotta a oggetto sessuale. In maniera graduale, sottile e insidiosa, l'artista mette in discussione le immagini consuete di uomo e donna. L'efficacia delle sue opere dipende in parte proprio dalla loro ambivalenza: guardandole ci si domanda se siano intese a fare un piacere voyeuristico o semplicemente a frustare le attese dell'osservatore. Le prime opere dell'artista, realizzate all'inizio degli anni 90, si ispiravano ai modelli per abiti da cucire allegati alle riviste femminili. Ciò che stava il suo interesse era a priori il loro essere un modello, lo stereotipo che inconsciamente diamo per scontato. L'inconscio  è notoriamente oscuro:  come se ne può rappresentare il funzionamento? Un quesito al quale l'artista arabo-francese fornisce  una risposta di grande effetto, producendo  scene pornografiche in serie che sfidano la logica maschile dominante opponendogli il suo stesso riflesso. Il suo immaginario (repertorio artistico) soddisfa i criteri di trasparenza e immediatezza raggiunti grazie  a un 'efficace psicanalisi.

Le donne e l'arte - Marina Abramovic

Le donne e l'arte - Marina Abramovic

Marina Abramovic  1946 a Belgrado, Jugoslavia: vive e lavora ad Amsterdam, Paesi Bassi Marina Abramovic e il suo compagno Ulay quando giunsero nella città cinese di Er Lag Shan, il 27 giugno 1988, avevano percorso 2000 Km - l'intera lunghezza della Grande Muraglia - in 90 giorni per questo incontro ai confini del mondo. Si trattava anche della loro ultima opera in collaborazione come artisti e come coppia. Con questa performance intitolata The Lovers, Abramovic e Ulay trasformarono l'esperienza personale della fine del loro percorso comune in una semplice performance  rappresentata in una località geografica reale. Avevano camminato l'uno incontro l'altra dalle estremità opposte della Grande Muraglia solo per separarsi di nuovo, per sempre. Interpretata come una geometria dell'amore , la dolorosa separazione delle loro biografie appare come un inevitabile risultato di una legge di vita. Dal 1976  Abramovic e Ulay avevano collaborato a opere in cui la loro relazione simbolica era assunta come base di esperienze esistenziali: nella performance Breaking In/Breaking Out, 1977,  con le narici occluse  da filtri di sigaretta, si scambiavano il fiato fino all'esaurimento dell'ossigeno; in Interruption Space , 1977, prendevano la rincorsa per andare a sbattere ripetutamente  contro un muro fino a essere esausti; in Light/Dark, dello stesso anno si schiaffeggiavano reciprocamente  fino a che uno dei due non smetteva. Il fine di tali esercizi consisteva nel sottoporre il corpo a stati fisici estremi e nel testarne i limiti. La reazione del pubblico  costituiva una componente chiave  di questa auto- esperienza fisica sotto forma di attenzione mentale o intervento concreto, come nel caso della performance Incision, 1978, durante la quale Abramovic fu aggredita da uno spettatore. Per la serie di performance Nightsea Crossing, 1981-86, invece, i partecipanti furono accuratamente selezionati. Marina Abramovic era interessata prevalentemente al connubio tra storia politica e individuale, così lei e Ulay fecero del loro comune compleanno l'occasione per una performance - Communist Body - Fascist Body.Il 30 novembre 1979 invitarono alcuni amici nel loro appartamento per festeggiare; gli ospiti trovarono Abramovic e Ulay sdraiati su un materasso, che dormivano o si fingevano addormentati, e di fianco a loro due tavoli apparecchiati con piatti, champagne e caviale provenienti dai loro rispettivi paesi di origine. La performance illustrava i particolari di due biografie involontariamente segnate da una dittatura: il certificato di nascita di Marina portava un timbro ufficiale con una stella rossa, quello di Ulay con una svastica.

INVESTIRE IN ARTE CONTEMPORANEA - Come orientarsi nell’acquisto

INVESTIRE IN ARTE CONTEMPORANEA - Come orientarsi nell’acquisto

Come orientarsi nell’acquisto Per acquistare un opera d’arte è essenziale seguire alcune semplici regole: Conoscere la storia dell'arte; Visitare i musei di arte contemporanea  e le mostre più significative; Frequentare gallerie che fanno tendenza Leggere le riviste specializzate; Seguire con attenzione i cataloghi delle aste proposti periodicamente  Se queste sono indicazioni generali, è evidente che prima di avventurarsi nel mercato dell’arte bisogna stabilire con attenzione un budget e in base a questo fare le proprie scelte. La quota da destinare all’arte non deve mai essere superiore al 20% del proprio patrimonio, ed è non affatto detto che sia necessario disporre di cifre da capogiro al contrario di quanto si possa pensare si posso fare ottimi acquisti partendo da 2-3 mila euro. Un errore molto frequente è proprio quello di lasciarsi affascinare esclusivamente dal nome dell’autore. Ogni volta che si fa un acquisto bisogna tener conto della qualità e conoscere bene il percosso creativo dell’artista dal momento che ciascun pittore ha espresso il meglio di se in un periodo abbastanza limitato della propria esistenza. Poi se ha avuto successo, si è comportato come un replicante ripetendo all’infinito la stessa opera. E’ importante inoltre sapere che di uno stesso artista esiste un ventaglio pressoché illimitato di prezzi. Insomma, per fare un buon acquisto è necessario conoscere bene le quotazioni, avere una competenza specifica dell’artista a cui si è interessati e soprattutto acquistare in spazi qualificati. In sintesi per fare un buon acquisto è necessario: Accertarsi dell’autenticità delle opere; Scegliere l’artista in base al budget che si ha a disposizione; Conoscere, almeno a grandi linee, la storia dell’arte; Analizzare accuratamente l’iter creativo dell’artista; Frequentare mostre, musei e gallerie specializzate; Fare attenzione ai soggetti; Controllare con attenzione i prezzi d’asta; Non lasciarsi incantare dal nome altisonante dell’artista; Non trascurare gli artisti considerati minori o i giovani emergenti.

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