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Il rosso - tra potere e rivolta

Il rosso - tra potere e rivolta

Quando si parla del rosso, le prime cose che vengono in mente sono il fuoco, il calore, l’amore e l'ira. È un colore forte, aggressivo, testardo e orgoglioso, che vuole imporsi con decisione. In molte lingue, "rosso" è sinonimo di "colore": "coloratus" in latino e "colorado" in spagnolo possono significare sia rosso che colorato. In russo, "krasnyj" significa rosso ma anche bello: etimologicamente parlando, infatti, la Piazza Rossa è la "Piazza Bella".

In un'epoca in cui i colori percepiti erano essenzialmente tre, il nero rappresentava lo "sporco", il bianco l’incolore e il rosso era l’unico degno di essere considerato un vero colore. Mentre un pigmento come il blu era difficilmente reperibile, il rosso era diffuso già dal Paleolitico, ottenuto dalla terra d’ocra, dalla robbia, dai minerali o da animali come il murice. Era un colore divino: quello di Marte (Dio della guerra), dei centurioni e dei sacerdoti.

Il rosso rimanda al fuoco e al sangue, simboli ambivalenti: il fuoco è vita, come nelle lingue di fiamma che discendono sugli apostoli a Pentecoste, ma è anche l’inferno.

Il sangue è quello purificante versato da Cristo, ma anche quello dei peccati e delle impurità dei tabù biblici. Tra il XIII e il XIV secolo, il Papa — fino ad allora vestito di bianco — scelse il rosso, che rimarrà il colore distintivo dei cardinali, a simboleggiare la prontezza a versare il proprio sangue per Cristo. Nel Medioevo la lucentezza del colore, il suo "smalto", era più importante della tinta stessa: più il materiale era prezioso, più la veste risultava luminosa e resistente, diventando sinonimo di potenza. 

Con la Riforma, il rosso subì una battuta d’arresto poiché Lutero lo considerava un colore terribile. In un passo dell’Apocalisse di Giovanni, la prostituta di Babilonia appare vestita di rosso mentre cavalca un mostro marino; per Lutero, Babilonia era Roma. Il rosso sparì così dagli indumenti maschili, rimanendo appannaggio di cardinali e ordini cavallereschi, ma continuò a essere accettato per le donne. Si assistette a un’inversione peculiare: se nel Medioevo gli uomini portavano il rosso della guerra e le donne il blu della Vergine, in epoca moderna gli uomini scelsero toni discreti lasciando alle donne il più appariscente rosso. Una traccia di questo cambiamento si conserva ancora oggi nell'uso dell'azzurro per i maschi e del rosa (un rosso sbiadito) per le femmine.

Il rosso era inoltre il colore prediletto delle spose: il bianco nuziale è un’invenzione moderna. Le spose contadine vestivano di rosso perché era il pigmento più prezioso, ma paradossalmente, per legge, anche le prostitute dovevano indossare un segno rosso per essere identificate.

Con la Rivoluzione Francese, il rosso divenne il colore del pericolo e della rivolta. Nel 1789, l’Assemblea Costituente decretò che l’esposizione della bandiera rossa indicasse il divieto di assembramento e l’imminente intervento delle forze armate. Quando si chiese la destituzione del Re, fu fatto fuoco sulla folla prima ancora dell'avviso: nacquero così i martiri della Rivoluzione e la bandiera, da simbolo degli oppressori, divenne quella degli oppressi. "Tinta del sangue dei martiri", rimase simbolo della rottura con il passato nel 1848, per essere poi adottata dalla Russia sovietica e dalla Cina comunista. Forse è proprio per questa lunga storia di tensione che ancora oggi usiamo espressioni come "rosso dalla rabbia" o "vedere rosso”. 

L’ambivalenza del rosso persiste ancora oggi. È un colore nobile, quello che troviamo nei teatri e all’Opera. Le feste e il Natale si tingono di rosso, ma al contempo rimane un colore allarmante: quello dei segnali di divieto, dei semafori, e della Croce Rossa. Una dicotomia che ha attraversato i secoli ed è giunta fino a noi. 

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