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Incauto acquisto di oggetti d'arte
Cosa è l'incauto acquisto di oggetti d'arte e di collezionismo? Si tratta del reato contravvenzionale di "acquisto di cose di sospetta provenienza" nel caso in cui abbia a oggetto cose d'arte e/o di collezionismo. Il codice penale sancisce che risponde di tale reato: chi acquista o riceve cose di cui, per motivi vari, si può sospettare che provengano da un reato, senza averne prima accertata la legittima provenienza. chi si adopera per far acquistare o ricevere cose di questo tipo, sempre senza averne prima accertata la provenienza. Un acquirente prima di procedere all'acquisto deve controllare se gli oggetti d'arte in questione siano dotati di tutta la documentazione necessaria. Chi agisce, per poter essere incriminato deve tenere una condotta colposa: l'imprudenza, la negligenza o il non avere preso tutte le precauzioni del caso, possono essere sanzionati con l'arresto fino a sei mesi, più eventuale ammenda. art 712 del Codice penale. Art. 712 - Acquisto di cose di sospetta provenienza che così recita: "Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda non inferiore a dieci euro. Alla stessa pena soggiace chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza". L'incauto acquisto o ricettazione (ricettazione art. 648) sono i reati che gli antiquari, e non solo, temono di più. I numeri delle opere trafugate ancora in circolazione, forniti dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico supera le 300.000. Un'enormità! Il mercato clandestino muta forma e si sposta molto rapidamente ma soprattutto fa spostare rapidamente le opere, spesso da una parte all'altra del globo. Non smetteremo mai di ripeterlo: bisogna sempre controllare bene la documentazione. Buon acquisto!
Attestato di libera circolazione per oggetti d'arte e collezionismo
Che cosa è l'attestato di libera circolazione? Si tratta di un' autorizzazione, conferita dal competente ufficio di esportazione, che consente l'uscita definitiva dal nostro Paese di alcune opere d'arte e la circolazione in ambito comunitario, per motivi di commercio, senza per questo produrre un danno all'integrità del patrimonio culturale nazionale italiano. Il rilascio dell'attestato non permette però, da solo, l'uscita dell'opera dall' Unione Europea: caso per il quale è richiesta anche la licenza di esportazione. Le opere d'arte per le quali deve essere richiesto l'attestato di libera circolazione possono essere appartenenti a chiunque, che presentino interesse culturale, di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre 70 anni. Come fare all'atto pratico, per ottenere il rilascio dell'attestato di libera circolazione? Chi è interessato all'uscita definitiva di un'opera d'arte dall'Italia deve farne denuncia al competente ufficio di esportazione. La denuncia deve contenere i seguenti dati: valore venale di ciascuna opera, nome, cognome e domicilio del proprietario, luogo di destinazione dell'opera, nome, cognome, e domicilio del destinatario. Entro 3 giorni dalla denuncia l'ufficio di esportazione, dopo aver esaminato l'opera, ne dà notizia ad alcuni uffici ministeriali (Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale) i quali devono svolgere gli opportuni accertamenti e comunicare entro 10 giorni all'ufficio esportazione ogni elemento utile raccolto. Entro 40 giorni dalla presentazione della denuncia, nella maggior parte dei casi, la procedura si conclude e viene comunicato l'esito all'interessato. Se nei medesimi quaranta giorni l'ufficio esportazioni propone al Ministero l'acquisto dell'opera (ad un prezzo corrispondente al valore venale denunciato), il termine per il rilascio dell'attestato è prorogato di ulteriori sessanta giorni. Il proprietario dell'opera d'arte potrà comunque sempre evitare l'acquisto coattivo da parte dello Stato rinunciando all'esportazione. Le conseguenze del diniego dell'attestato sono presto dette: impossibilità di uscita dell'opera dal nostro Paese, sottoesposizione della medesima a vincoli vari.
Contraffazione, alterazione e riproduzione di opere d'arte
Contraffazione, alterazione e riproduzione di opere d'arte, facciamo una distinzione e capiamo meglio. Con questi termini parliamo delle diverse ipotesi di reato che possono essere riunite sotto la denominazione comune di contraffazione di opere d'arte o, più in generale, di falsi d'arte. Esaminiamo nel dettaglio le tre diverse fattispecie delittuose previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio: contraffazione, alterazione e riproduzione di opere d'arte. Con il primo termine, ci si riferisce in particolare all'attività che conduce alla produzione di un'opera d'arte totalmente falsa. Col termine alterazione si intende invece un intervento in grado di modificare un' opera d'arte originale, in senso non conforme o comunque estraneo alla volontà dell'autore. Per riproduzione infine si intende l'attività tesa a ottenere una copia di un opera d'arte originale, al fine di immetterla nel mercato come autentica. Vediamo quando vengono prese in considerazione le tre condotte appena descritte: Nel caso in cui, allo scopo di trarne profitto, taluno procede materialmente alla contraffazione, all'alterazione o alla riproduzione di un opera d'arte . Nel caso in cui, anche non partecipando direttamente alle attività descritte al punto 1, taluno ponga in commercio, o immetta comunque in circolazione, le opere che ne derivano, spacciandole per autentiche, allo scopo di trarne profitto. In tutti quei casi, conoscendo le falsità, un soggetto si adoperi per autenticare opere d'arte contraffatte, alterate o riprodotte, o comunque le accrediti o contribuisca ad accreditarle come autentiche attraverso dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizione di timbri. Per tutte le condotte riconducibili alla norma, la pena è la reclusione da tre mesi a quattro anni e una multa da 103 a 3099 euro, suscettibile di essere aumentata se i fatti sono commessi nell'esercizio di un' attività commerciale. In tale, ultimo, caso alla sentenza di condanna consegue anche la pena accessoria dell'interdizione dalla professione. Tutte le ipotesi di reato appena viste, infine, possono concorrere sia col reato di truffa che con quello di ricettazione. Il nostro spassionato consiglio è di non trovarsi mai in questi loschi affari!
Falsi di Schifano , Caffè a Bari
I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari hanno sequestrato 386 dipinti falsamente attribuiti ad artisti quali Schifano, Caffè, Scheggi, Vasarely, Borghese, Alinari, Dorazio e Guidi. L'operazione è stata disposta per contrastare il fenomeno "largamente diffuso" - spiega la Procura di Bari in una nota - della contraffazione delle opere d'arte. L'indagine ha consentito di accertare il coinvolgimento nell'attività di contraffazione di 35 persone, tutte gravitanti a vario titolo nel modo dell'arte. A 14 di esse è stato contestato anche il reato associativo. E' coinvolto nell'inchiesta il curatore dell'archivio di uno degli artisti, in quanto responsabile di aver contraffatto le autentiche che accompagnano le opere d'arte al fine di attestarne l'originalità e per aver variato il loro numero di archiviazione. E' stato anche individuato il falsario che aveva il compito di riprodurre fedelmente le opere originali. Sono state eseguite ulteriori 12 perquisizioni ed è stato disposto il sequestro su tutto il territorio nazionale dei quattro cataloghi generali delle opere dell'artista Nino Caffè in quanto l'editore, coinvolto nella vicenda, valorizzava la falsa autenticità delle opere mediante pubblicazione delle stesse nel catalogo ufficiale, previi accordi con il curatore e pagamento di importanti somme da parte degli ignari acquirenti in buona fede. "L'indagine - spiega la Procura di Bari - ha interessato tutto il territorio nazionale ed è tuttora in atto al fine di epurare il mercato dell'arte di tutte le opere nel frattempo immesse dai responsabili". E' stimato in circa 8-900mila euro il prezzo che avrebbero avuto i dipinti sequestrati se fossero stati immessi sul mercato. Oltre alle opere sono stati anche sequestrati 2.736 cataloghi generali. Durante le indagini i militari hanno sequestrato le tavole preparatorie di alcune opere, dipinti sul cavalletto con ancora la vernice fresca e su alcuni computer sono stati trovati i programmi per la realizzazione delle opere d'arte. bari città
La rinascita di Schifano
È da qualche anno che il mondo dell’arte sta, silenziosamente, rivalutando il lavoro di Mario Schifano. Mr. Larry Gagosian pare abbia rastrellato la città di Roma per accaparrarsi le opere storiche di maggior interesse, e non è il solo. Il catalogo ragionato è in lavorazione e finalmente un rinnovato amore per il lavoro dell’eclettico artista romano sta mettendo ordine e rigore. Se siete proprietari di un lavoro degli anni ’60, di una “palma”, un “Esso”, una TV degli anni ’70, questo potrebbe essere il momento giusto (sempre che l’opera in questione abbia i documenti in regola) L’archivio ufficiale lo potete consultare qui: http://www.marioschifano.it/ Come è noto sono stati avviati procedimenti giuziari nei Tribunali di Roma e Milano per mettere ordine nella confusione delle attribuzioni che si è venuta a creare dalla scomparsa di Schifano, nel 1998, tra la Fondazione e l’Archivio. Dunque, per i collezionisti che stanno leggendo queste righe e hanno interesse a vendere un lavoro di Schifano occorre sapere che per avviare la richiesta di Parere di Autentica e Archiviazione è necessario inviare all’Archivio Mario Schifano,esclusivamente tramite posta e in formato cartaceo, la documentazione e i materiali elencati nel Regolamento. La Commissione, esaminato quanto pervenuto, nel caso tale materiale non fosse sufficiente per formulare il Parere di Autentica, si riserva di richiedere l’analisi diretta dell’opera. In tal caso l’Archivio concorderà insieme al collezionista o al richiedente un appuntamento. Il comitato vanta nei suoi membri Achille Bonito Oliva, Marco Meneguzzo, Rinaldo Rossi e Laura Cherubini. Notizia recente è l’entrata nel comitato scientifico di Giorgio Marconi, storico gallerista milanese che ha lavorato a stretto contatto con Schifano sin dal 1965 (anno di apertura della galleria). Ecco ora, per chi volesse approfondire, qualche breve notizia di carattere storico biografico. Mario Schifano (Homs, Libia, 1934 - 1998, Roma) esordisce con la mostra del 1960 alla Salita di Roma, presentata da Pierre Restany: Cinque pittori romani Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano, Uncini. Attira l’interesse della critica realizzando quadri monocromi che offrono l’idea di uno schermo che in seguito accoglierà numeri, lettere, segnali stradali, i marchi della Esso e della Coca Cola. Firma un contratto in esclusiva con Ileana Sonnabend. Nel 1962 compie il primo viaggio negli Stati Uniti, è incuriosito da artisti come Dine e Kline, frequenta Frank O’Hara, Jasper Johns, Rothko, Andy Warhol, Gregory Corso. Espone alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realists. Sue mostre personali vengono allestite a Roma, Parigi e Milano, ritorna negli Stati Uniti. L’artista è alla ribalta della critica con riconoscimenti quali il Premio Lissone (Lissone 1961), il premio Fiorino, e La Nuova Figurazione (Firenze, 1963). Nel 1963 rompe il sodalizio con Ileana Sonnabend che rimane sconcertata dal cambiamento della sua produzione artistica così lontana dalle prime stesure, nelle sue opere appaiono le citazioni dalla storia dell’arte italiana, i primi Paesaggi anemici, che presenta alla Biennale di Venezia dove viene invitato nel 1964, cui seguono i lavori dedicati al Futurismo. Risalgono a questo periodo i primi cortometraggi in bianco e nero, quasi sempre senza sonoro. Inizia la sua collaborazione in esclusiva con Giorgio Marconi che durerà fino alla fine del 1970. Partecipa a collettive internazionali quali al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1964, nel 1965 alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile e al National Museum of Modern Art di Tokio. Nel 1966-67 concepisce la serie “Ossigeno ossigeno”, “Tuttestelle”, “Oasi”, “Compagni, compagni”. Nel 1967-1969 presenta allo Studio Marconi di Milano il lungometraggio Anna Carini vista in agosto dalle farfalle, seguirà la trilogia di film composta da Satellite (Umano non umano, Trapianto, e consunzione e morte di Franco Brocani). Partecipa a una collettiva alla Galleria La Salita dove non espone dipinti ma proietta fotogrammi sulla guerra del Vietnam. Ed è proprio l’interesse per la storia contemporanea e il suo impegno civile che lo porterà a una crisi ideologica e d’identità tale da dichiarare di voler abbandonare la pittura. Nel 1970 insieme a Tonino Guerra, sceneggiatore di Carlo Ponti, si reca per l’ultima volta in America, per effettuare i sopralluoghi del film, Laboratorio umano, poi mai realizzato. Tornato in Italia, spazientito dai tempi lunghi delle dinamiche cinematografiche, inizia la serie dei Paesaggi TV dove trasferisce su tela le immagini televisive con la tecnica dell’emulsione fotografica. Inizialmente sono le fotografie eseguite negli Stati Uniti a essere oggetto di rielaborazione (che daranno vita a opere come Pentagono, Medal of Honor, Era Nucleare, le sale di trapianto a Huston, la Nasa, Alamo Gordo dall’Archivio di Los Alamos), poi il patrimonio di immagini che quotidianamente e incessantemente trasmettono le stazioni televisive. Non è la cultura della TV che gli interessa, ma la cultura che si sviluppa a partire dall’immagine televisiva. Viaggia in Laos e in Thailandia, e successivamente in Africa. Nell’elaborazione delle opere l’artista predilige l’uso di colori di produzione industriale per la loro capacità di conservare l’iniziale brillantezza e di asciugare con rapidità, consentendogli di dipingere l’immagine nell’istante veloce della sua apparizione e una produzione di opere più estesa. Nel 1971 espone alla mostra Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70, curata da Achille Bonito Oliva; sue personali si inaugurano a Roma, Parma, Torino e Napoli, nel 1973 partecipa alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea, curata da Achille Bonito Oliva. Nel 1974 il Palazzo della Pilotta (Salone delle Scuderie) di Parma ospita la prima importante retrospettiva di Schifano, a cura di Arturo Carlo Quintavalle, che permette di leggere per intero l’ampiezza del suo lavoro. Una crisi ideologica ed esistenziale lo costringe a periodi di isolamento nel suo studio dove realizza dei “d’après” reinterpretando Magritte, De Chirico, Boccioni, Cézanne, Picabia. Rifà le proprie opere degli anni sessanta nel ciclo “Sintetico dall’Inventario”. Nel 1976 è presente alla mostra Europa/America, l’astrazione determinata 1960-76 allestita presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1978 torna alla Biennale di Venezia con le serie “Al mare” e “Quadri equestri”, opere dipinte con estrema grazia e leggerezza, costituiscono l’esempio di una ritrovata freschezza creativa. Invitato ad Arte e critica 1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, nel 1981 partecipa all’esposizione Identité italienne che si tiene al Centre Georges Pompidou di Parigi. Sono di quel periodo i cicli intitolati “Architetture”, “Cosmesi”, “Biplani” e “Orti botanici”. Le sue opere compaiono nella rassegna Avanguardia/Transavanguardia alle Mura Aureliane del 1982. Marco Meneguzzo cura una sua personale alla Loggia Lombardesca di Ravenna. Concepisce una sequenza di dipinti di grandi dimensioni tra cui Biciclette e Ballerini. Lo ritroviamo alla Biennale di Venezia. Nel 1984 è invitato nuovamente alla Biennale di Venezia, in contemporanea Alain Cueff presenta ai Piombi il ciclo “Naturale sconosciuto” dove emerge la sua particolare attenzione nei confronti della natura. Nascono così i gigli d’acqua, i campi di grano, le onde… i quadri con la sabbia sui deserti per la mostra in Giordania; anche le tele donate a Gibellina dopo il terremoto scaturiscono da questo nuovo impulso che sembra incontenibile. Nel 1985 a Firenze, in Piazza Santissima Annunziata, dipinge davanti a seimila persone La chimera, un’opera monumentale di quattro metri per dieci, inaugurando la rassegna sugli Etruschi. Si sposa con Monica De Bei da cui ha il figlio Marco, la sua pittura si fa più densa e più ricca di suggestioni. Nel 1988 la Galleria Adrien Maeght di Parigi inaugura la sua personale Le secret de la jeunesse éternelle: un Faust dionysiaque. Grande appassionato di ciclismo, è l’unico italiano che per ben due volte disegna la maglia gialla del tour de France. Nel 1990, dopo un decennio di pittura intensa, vibrante, sontuosa, dove ha prodotto molte tra le sue opere più emozionanti (Estroverso da Mazzoli a Modena) inaugura la riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma con Divulgare dalla “vulgata” di Dante, riferita al linguaggio televisivo, una rassegna di opere di dimensioni eccezionali elaborate con le prime tecnologie digitali. Le immagini riprodotte uniscono alla dimensione dell’inconscio la realtà filtrata quotidianamente dalla televisione, le opere rappresentano le nuove visioni dal satellite, le urgenze ambientali, la guerra, pochi artisti si sono inoltrati come lui negli ultimi conflitti del Medio Oriente. Il suo impegno si estende realizzando delle opere a sostegno delle campagne di Greenpeace, Acnur e molte associazioni di volontariato. Nel 1994 partecipa alla rassegna The Italian Metamorphosis, 1943-1968, organizzata dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York; nel 1996 espone in Spagna e in America Latina nella mostra intitolata Musa ausiliaria, omaggio nei confronti della televisione intesa come flusso inesauribile di immagini. Le opere di questi anni testimoniano il suo interesse per la scienza e per la tecnologia, la Stet gli commissiona di disegnare l’immagine integrata della società, Schifano coglie immediatamente le possibilità di Internet che, con il suo accesso illimitato, estende le possibilità espressive delle arti visive, la novità delle fibre ottiche che velocizzano la comunicazione, tanto da dedicargli un’opera che ne diventa il simbolo. Durante uno dei viaggi in Brasile compie un happening nella favela di Rio de Janeiro, dipingendo di bianco una baracca come protesta alla disposizione del sindaco di dipingere di verde tutte le favelas per uniformarle e renderle “invisibili”. Muore a Roma il 26 gennaio 1998. Quotazioni (Fonte IlSole24ore): Dal 1995 a oggi i passaggi in asta sono 2.668. Percentuale di venduto 69%. Quotazioni in crescita dal 2004, con punte massime sui 350.000$ registrate nel corso del 2007 per tecniche miste su tela degli anni ’60 di grande formato. Il suo mercato ha scambi molto frequenti, soprattutto in Italia e Austria, e registra un singolare allineamento di valori con le aggiudicazioni all’estero. Penalizza l’incremento dei prezzi la mancanza, a più di dieci anni dalla morte dell’artista, del catalogo generale e l’insanabile disaccordo tra l’ex Fondazione Mario Schifano (oggi Fondazione Multistudio) e l’Archivio Mario Schifano costituito dagli eredi, mentre continuano ad essere numerosi i falsi in circolazione. In Italia da Finante Milano, l’11 marzo 2008 è stato aggiudicato per 46.000€ un Campo di pane (1984), smalto su tela, cm 140 x 210. In galleria le tecniche e le polaroid miste degli anni ’80-90 quotano da 5.000 a 20.000€. Top price: 353.773 $ per New York City ’65 l’inverso attraverso il museo (2 parti) (1965), tecnica mista e smalto su tela, cm 220 x 300, aggiudicato da Dorotheum Vienna, il 29 novembre 2005.
LONDRA: INCASSATI 235 MLN
Altro che obiettivo di 100 milioni di sterline! Il tour de force londinese di ottobre, dedicato all’arte Contemporanea ha incassato (tra Christie’s, Sotheby’s e Phillips) qualcosa come 184.416.675 pound, poco meno di 235 milioni di euro . Se poi calcoliamo i 44 capolavori della Essl Collection, battuti da Christie’s, il totale schizza a 231,2 milioni di sterline. La febbre del Contemporaneo è altissima. Sotheby’s, oltre a un’ Italian Sale storica (41,3 milioni) ha venduto per 28,2 milioni nella Evening. Top price il vivente maestro informale Pierre Soulages (2.658.500). Da Christie’s la Evening ha registrato 5 record di super-emergenti (Joe Bradley, Rachel Whiteread, Toby Ziegler, Brent Wadden e Louis Eisner). Quattordici i lotti aggiudicati oltre 1 milione di sterline. Tre oltre i 2 milioni. E tre oltre i 4. Top price il cinquantenne Peter Doig (4.562.500). Secondo e terzo posto per Gerhard Richter (4.450.500) e Jean-Michel Basquiat con Love Dub for A (4.338.500). PISTOLETTO ITALIAN STYLE Nelle Day Sale, oltre alle opere minori degli italiani storici (tutte vendute), è salito molto Michelangelo Pistoletto con un multiplo del 1971 (Il bagno turco il cui esemplare 75/150 partito da 9 mila sui è fermato a 26.250 sterline. I due Blu di Marcello Lo Giudice presenti nelle vendite delle major e stimati 24-36 mila, hanno totalizzato 101.250 sterline. Da Phillips (che con le due prime aste nella nuova sede di 30 Berkeley Square ha incassato 20 milioni) il photographic print di Paola Pivi è stato battuto a 17.500 sterline. Ora, dopo le scintille londinesi, in attesa delle big auction di novembre a New York, i nostri appassionati e collezionisti possono rilassarsi con le aste italiane. Tra Roma, Genova, Firenze, Prato e Vercelli l’offerta è ricca e varia. Farsetti ( www.farsettiarte.it ) propone un catalogo importante, con una selezione di opere di interesse storico e artistico sull’onda dei segnali di ripresa del mercato dell’antiquariato. PISTOLETTO LUI E LEI Giovedì 30 e venerdì 31, il catalogo offre mobili e dipinti antichi. Tra questi si segnala una Flagellazione di Cristo di Luca Giordano (20-30 mila) e una Veduta di Roma dipinta nel 1855 da Ippolito Caffi (18-24 mila). Sabato toccherà ai dipinti e sculture del XIX e XX secolo. Tra le opere di macchiaioli, il grande L’Arno alle Cascine di Giovanni Fattori (280-350 mila). A Firenze Pandolfini ( www.pandolfini.it ) festeggia i 90 anni di attività con una particolare vendita che presenta il meglio di ogni dipartimento. Molto interesse è già stato espresso dalla clientela straniera (anche musei) per un’importante collezione di maioliche rinascimentali, raccolte in un unico catalogo. Sempre sull’Arno,Bibelot ( www. maisonbibelot.com ) propone giovedì e venerdì gli arredi e i dipinti di Villa Pandolfi a Firenze. Il ricavato sarà devoluto all’Istituto Salesiano per le Missioni di Torino. FOTOGRAFIE A Genova l’appuntamento è doppio: con l’arte moderna e contemporanea, la fotografia e il design da Boetto ( www.asteboetto.it ) e con gli arredi, i dipinti antichi, del XIX e XX secolo da Cambi (www.cambiaste.com). La casa d’aste, con sede al Castello Mackenzie, propone quattro cataloghi da non perdere con stime allettanti. MICHELANGELO PISTOLETTO Sono 1.800 i lotti di arredi e oggetti d’arte, circa 360 i dipinti dell’Ottocento e antichi con un grande Mercato veneziano dipinto da Stefano Novo (15-20 mila) e un ritratto attribuito a Bernardo Strozzi (35-40 mila). Da sabato 1 novembre inizieranno le otto sessioni che Meeting Art (www.meetingart.it) dedicherà, sino al 13, all’antiquariato (arredi e dipinti). Proprio sabato vengono offerti (lotti 109 e 110) due grandi Paesaggi verticali di Vittorio Amedeo Cignaroli, appartenuti a collezioni prestigiose e passati in asta da Christie’s nel 2002. Partono da 16 e 25 mila euro. Infine si segnalano, a partire da domani, le giornate di vendita delle romana Babuino (www.astebabuino.it) con opere d’arte e dipinti da collezioni romane, arredi arte cinese e asiatica argenti, gioielli e collezionismo. Insomma ce n’è per tutti i gusti e tasche.
Collezionare arte
Accumulare e raccogliere opere e oggetti d'arte è un modo di trasformare il denaro in qualcosa che permette di assicurarsi i valori che hanno segnato la storia e la cultura. È altresì un modo di stabilire una posizione di prestigio, quasi aristocratico, da parte di privilegiati che possono permettersi tale lussuosa operazione. Instaura un doppio estetico in cui il piacere delle cose si traduce in un paesaggio di se stessi.
Lo stato dell'arte di oggi? Lo spiegò Guttuso 50 anni fa
Negli articoli del maestro siciliano il ritratto del conformismo intellettuale: schierarsi per convenienza, l'avversione verso il figurativo, l'ottusa esterofilia E non fu un compitino, ma un testo già adulto, quello sul futurista Pippo Rizzo. Durante il ventennio il giovane Guttuso collaborò a testate importanti come Primato, creatura del ministro Bottai, con interventi di rilievo svolti con un'incredibile sicurezza di sé che lo portava a polemizzare anche con amici e maestri. Senza pagare l'immodestia con la terra bruciata, come accadrebbe ora nel mondo permaloso e mafioso dell'arte, anzi crescendo sempre più nella considerazione generale. Negli articoli raccolti da Bompiani in questo piccolo monumento (quasi duemila pagine, euro 50) intitolato semplicemente Scritti stupisce il livello di un dibattito culturale che adesso ce lo possiamo sognare, e la grande libertà di giudizio. Ma non erano i tempi del feroce regime? Probabilmente negli Anni Trenta bastava dichiararsi fascisti così come negli anni Cinquanta bastava dichiararsi comunisti, e poi si poteva dire e fare ciò che si voleva. Certo, il pedaggio dell'adulazione era pesante: «La nostra gioia più forte è l'accorgerci ogni istante di andare con Mussolini troppo d'accordo», affermava Guttuso nel 1934. Mentre in seguito, mutando colore ma non atteggiamento, scriveva con mille riverenze «il compagno Tortorella» (responsabile cultura del Pci di Berlinguer), «il compagno Sciaurov» (chi era costui?), «il compagno Napolitano» (questo invece mi sembra di conoscerlo)... Con la scaltrezza dell'artista di successo omaggiava la tirannia del momento per garantirsi la libertà. Negli anni plumbei del togliattismo, Guttuso riuscì a dribblare il realismo socialista di derivazione sovietica con argomentazioni capziose, ciò nonostante efficaci. E così a Mosca poteva prendere il Premio Lenin e a Roma le contesse, partecipare in Polonia ai congressi comunisti e in Italia alla vita mondana. Non sono così duttili, così furbini e nemmeno così alfabeti i pittori odierni, pertanto di loro resteranno bellissimi quadri ma non una riga (fra mezzo secolo, sono facile profeta, nessuna Bompiani raccoglierà le loro mail, i loro post, i loro tweet in un'antologia). E invece, a osservare bene, non è cambiato quasi niente. Tanto per cominciare le relazioni contano sempre molto, e l'artista schivo che vive ritirato oggi come allora può attaccarsi al tram. I partiti contano meno, indiscutibilmente, ma la collocazione a sinistra giova sempre. Se nel dopoguerra fosse rimasto fascista, Guttuso avrebbe faticato a diventare consigliere comunale mentre l'indefettibile ortodossia comunista gli garantì uno scranno di senatore che aggiunse prestigio al prestigio e certo non gli abbassò le quotazioni. Anche negli anni Settanta non era salutare mostrarsi conservatori, tantomeno reazionari. In occasione di un «ritorno alla pittura» (costante della scena artistica italiana, dove ogni decennio la pittura ritorna perché nessuno presta attenzione al fatto che non se n'è mai andata) un paio di critici dallo zelante conformismo progressista accusarono il genere figurativo di essere, in quanto tale, di destra. Guttuso sulle pagine dell'Espresso reagì come un leone per difendere la propria storia e l'autonomia dell'arte: «Dipingere col pennello figure umane non è, di per sé, né regressivo né progressivo». Passano i decenni e non cambia nemmeno la Biennale: nel 1953 il principe dei pittori italiani si lamenta del poco spazio riservato agli artisti italiani ed è un articolo che poteva uscire tal quale nel 2003 o a inizio 2013. E considerata la perenne esterofilia delle istituzioni preposte sono certo che potrebbe essere pubblicato, con minime variazioni, nel 2023. Senza tempo anche la ragionevole proposta di sopprimere le province, inutili fin dall'epoca in cui Berta filava, e una denuncia della cementificazione selvaggia della Sicilia che potrebbe apparire domani sul medesimo giornale, il Corriere della sera, magari a firma di Gian Antonio Stella. Più che Guttuso, nelle pagine della terza parte del libro, intitolata «Impegno civile e difesa del patrimonio artistico», sembra di sentir parlare l'Ecclesiaste: «Nihil sub sole novi». Leggendo gli articoli contro i prestiti di quadri delicati e statue inestimabili mi sono dovuto stropicciare gli occhi e controllare la firma: sembrano scritti da Tomaso Montanari, lo storico dell'arte antirenziano che però al tempo in cui si cominciava a discutere della trasportabilità dei Bronzi di Riace era poco più che un bambino. Mi stropiccio anche il cervello e così mi sovviene che negli anni della giusta indignazione guttusiana per lo sfacelo di paesaggi e musei non c'era nemmeno Berlusconi, tantomeno quel suo ministro Bondi che a un certo punto sembrò il colpevole di ogni crollo, di ogni mercimonio, di ogni insensibilità. Senza volerlo Guttuso ci ricorda che l'aggressione al patrimonio artistico italiano è storia vecchia almeno quanto la repubblica italiana.

