Mostra Giovanni Segantini - Museo Civico di Bassano del Grappa - 25.10 – Venderequadri Salta al contenuto
Mostra Giovanni Segantini - Museo Civico di Bassano del Grappa - 25.10.2025-22.2.2026

Mostra Giovanni Segantini - Museo Civico di Bassano del Grappa - 25.10.2025-22.2.2026

Per inaugurare questa nuova rubrica di recensioni di mostre, è necessario ripartire da un quesito che può sembrare banale, ma sul quale raramente ci soffermiamo davvero a riflettere: che cos’è una mostra? Nella contemporaneità ne esistono numerose e di vario genere: mostre “pacchetto”, che fanno il giro del mondo; mostre immersive, nelle quali alla fine assistiamo a suggestive proiezioni senza vedere nemmeno un dipinto; esposizioni che infiocchettano il corpus di un artista; e infine quelle “vere”, che incarnano la raison d’être delle esposizioni. Queste ultime rispecchiano le linee guida internazionali (si vedano ICOM e Principi di Londra): sono manifestazioni di coerenza e qualità intrinseca, “in nome di un avanzamento culturale”. Si tratta di mostre di studio e di ricerca, categoria alla quale appartiene a pieno titolo l’esposizione dedicata a Giovanni Segantini a Bassano del Grappa. Come si evince da questa mostra, un’esposizione non è il semplice atto di accorpare oggetti, ma il momento in cui si fa ricerca: l’occasione per cogliere eventi unici che permettono di accostare fisicamente opere d’arte oggi disperse nel mondo, confrontarle, metterle in dialogo e spesso anche restaurarle per l’occasione. È dunque un vero e proprio viatico per l’approfondimento della conoscenza. La mostra su Segantini, che si estende su due piani del Museo Civico, restituisce attraverso un centinaio di opere l’intero percorso del pittore: dagli esordi alla teorizzazione del Divisionismo, dalla Scapigliatura al Simbolismo. Un elemento fondamentale che rende l’esposizione particolarmente interessante è la possibilità di ammirare numerose opere di rilievo provenienti non solo da prestigiosi musei pubblici, ma anche da importanti collezioni private. Questa condizione consente, a tutti gli effetti, di colmare un vuoto di conoscenza che i soli musei non sono mai riusciti a riempire.

Giovanni Segantini, La Falconiera, 1870-80

Segantini nasce nel 1858 e la sua vita, breve ma intensa, si condensa in soli quarantuno anni: muore improvvisamente nel 1899 a causa di una peritonite. Nel corso della sua incessante ricerca, l’artista costruisce un corpus in continua evoluzione, caratterizzato da una straordinaria varietà e alimentato dal dialogo con i maggiori protagonisti del suo tempo, attraversando e accostando diversi filoni nella tensione verso un linguaggio unico e personale. La sezione iniziale, dedicata al confronto con i suoi maestri - tra cui Mosè Bianchi e Tranquillo Cremona - mostra come Segantini muova i primi passi nell’ambito della Scapigliatura.

Tranquillo Cremona, Il Falconiere, 1863

Viene quindi approfondito il momento in cui l’artista si avvicina alla cerchia che gravita attorno ai fratelli Grubicy, in particolare Vittore, figura centrale come artista e critico d’arte. Segantini gli rende omaggio in diversi ritratti, tra i quali spicca l’opera del 1887, una vera e propria pietra miliare che anticipa sviluppi della pittura del Novecento, grazie anche all’introduzione di scritte verticali, quasi di gusto collage, che incidono la superficie pittorica.

Giovanni Segantini, Abbozzo di ritratto, 1887

 

È evidente come, superata la fase degli esordi, Segantini avvii un profondo ripensamento del proprio linguaggio. Dipinge nature morte in cui il gesto pittorico si compatta in superfici luminose, allontanandosi progressivamente dalla pennellata sciolta e fluida tipica della Scapigliatura. Parallelamente, dà avvio a una ricerca di nuovi soggetti ambientati negli interni delle abitazioni private, raffigurando una vita contadina fatta di stanze buie e raccolte, simbolo di una pittura sempre più drammatica e teatrale. In concomitanza, alcuni aspetti della sua pittura tendono nuovamente a schiarirsi e l’artista si appassiona alla rappresentazione del paesaggio. Esce dagli spazi chiusi e, attraverso il pastello e l’olio, “scolpisce” paesaggi nei quali presta particolare attenzione ai momenti di transizione atmosferica, come l’istante successivo alla tempesta, cogliendone le delicate condizioni luministiche.

             

Jean-François Millet,Il seminatore,       Vincent Van Gogh, Il Seminatore,             Giovanni Segantini, Il Seminatore
1865 ca.                                                          1886-1888                                                      1897

È inoltre la prima volta che si può ammirare l’accostamento diretto tra Segantini, Millet e van Gogh sul tema del Seminatore. A partire da Millet, numerosi artisti si confrontano con questo soggetto, e la giustapposizione di queste tre opere consente di analizzarne i diversi approcci al segno grafico e disegnativo, comprendendo come tali scelte incidano sull’interpretazione iconografica.

         Ave Maria a trasbordo, 1882-1883.    Ave Maria a trasbordo, 1886-1888.     Ave Maria a trasbordo, 1890-1892                                         

Particolare attenzione è riservata anche a una delle opere più celebri dell’artista: Ave Maria a trasbordo. È uno dei rari casi in cui è possibile ripercorrere la genesi del dipinto, grazie alla presenza dei bozzetti preparatori e di un video che illustra le analisi diagnostiche condotte in occasione della mostra, nonché i ritrovamenti che consentono di individuare i pentimenti emersi durante la realizzazione dell’opera finale. Non mancano, naturalmente, opere che documentano il periodo più noto dell’artista: il Divisionismo, corrente italiana che si sviluppa parallelamente al Post-impressionismo e al Pointillisme francese.

Giovanni Segantini, L'ora mesta (dettaglio), 1892

 

La tecnica divisionista si fonda sull’idea che, per restituire autenticamente la luce, l’occhio debba ricomporre l’accostamento di filamenti di colore puro, che si fondono nella percezione dello spettatore fino a generare un effetto di luminosità intensa. Se la corrente francese guarda prevalentemente ai principi scientifici, il Divisionismo italiano evolve dalla narrazione paesaggistica verso una dimensione simbolista, come emerge chiaramente nell’ultima sezione del percorso espositivo. Va ricordato che, nell’anno della sua morte, Segantini aveva già raggiunto una fama internazionale ed è probabilmente da considerarsi l’artista italiano più riconosciuto a livello mondiale del suo tempo, anche grazie alla costante opera di promozione dei fratelli Grubicy. La sua capacità innovativa non rimane mai isolata, ma si sviluppa in un dialogo continuo con i vertici artistici della sua epoca. La mostra, visitabile fino al 22 febbraio, rappresenta un’occasione unica — e forse irripetibile — per comprendere a fondo il percorso artistico di Giovanni Segantini. L’esposizione consente infatti di superare l’immagine riduttiva, troppo spesso attribuitagli, di pittore esclusivamente divisionista, restituendoci invece una delle menti pittoriche più innovative dell’Ottocento italiano.

Giovanni Segantini, L'angelo della vita, 1894
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