"Storie e segreti dal mercato dell'arte" - Simone Facchinetti – Venderequadri saltar al contenido
"Storie e segreti dal mercato dell'arte" - Simone Facchinetti

"Storie e segreti dal mercato dell'arte" - Simone Facchinetti

Questo volume è una piccola chicca: breve, intenso, che a chiuderlo dopo l’ultima pagina si rimane affamati di sapere. È una lettura da una giornata, anche perché vi sfido a staccarvi una volta che l’avrete cominciato. Il mercato dell’arte è una brutta bestia. Incontrollabile. Ingestibile. Curioso. Affascinante. Rischioso. Avvincente. Chi più ne ha più ne metta. Si possono scrivere fiumi d’inchiostro sul funzionamento del mercato e, comunque, non ci sarà mai il filo rosso da seguire, non ci sarà mai l’investimento certo. Ci saranno investimenti più "sicuri" di altri. Ma dove sta il divertimento se non si gioca al lotto nel tentativo di scoprire, indagare e trovare nuovi oggetti? 

Qualche esempio banale: "Comedian" di Cattelan è stata venduta a 5,9 milioni di dollari (diritti d’asta inclusi). Si parla di un rotolo di scotch, una banana del fruttivendolo e un certificato. Costo materiale? Indicativamente 3 dollari. Guadagno? Diversi milioni. Stesso artista, poco più di un anno dopo: "America", il water d’oro massiccio 18 carati, viene venduto a 12,1 milioni (inclusi i diritti d’asta), praticamente pagando il peso dell’oro. Com’è possibile? Le certezze non ci sono mai: ci sono speculazioni, storie, marketing e potere.Questo esempio viene chiaramente dal contemporaneo e ha poco a che fare con il volume, che si dedica principalmente a opere tra Medioevo ed epoca moderna, ma serve a dire che ci sono tante dinamiche che possiamo descrivere ma non facilmente spiegare. La complessa macchina del mercato dell’arte è sempre in movimento, escogita costantemente nuovi attori, protagonisti e assistenti; possiamo provare a seguirli o ad anticiparli, cercando pian piano una strada che non è un terreno battuto, ma un percorso dove bisogna arrampicarsi e mettersi in gioco costantemente.Simone Facchinetti è uno storico dell’arte e professore di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Salerno. Il volume nasce da diversi articoli che hanno seguito avvenimenti eclatanti nel mondo del mercato, poi raccolti in un unico tomo. Il tono è irriverente, divertente, ironico; c’è da ridere sotto i baffi e da stupirsi. Ogni racconto è breve e si estende per pochissime pagine, in un elenco di esempi che trattano quattro macro-aree. 

La prima parte è dedicata all’attribuzione. Parola tanto usata quanto temuta. Perché? È l'attribuzione che riesce a spronare il mercato, ma proprio per questo diventa una metodologia spesso abusata che perde il rigore filologico. Il compito dello storico dell’arte è quello del filologo: dove quest'ultimo legge un testo scritto, lo storico dell’arte legge un "monumento". Legge materiali, iconografie, pennellate, segni di scalpello, composizione e stile, costruendo una narrazione che inquadra l’opera. Spesso però, chi lavora nel mercato avanza proposte di attribuzione altisonanti solo per attirare attenzione. Gli accademici, infatti, oggi preferiscono la parola riconoscimento. E si riconosce solo quello che già si conosce. L’intuito non nasce per caso: nasce dopo anni di studio che fanno fiutare la direzione corretta. Lo storico dell’arte accademico non necessita per forza del "nome", ha bisogno della lettura corretta; se poi il nome non si trova, allora nascono il "Maestro del Bambino Vispo", il "Maestro delle mezze figure femminili" o l’"Amico friulano del Dosso". Un giorno gli studi porteranno forse all'identificazione, ma quel che conta sono la manualità e il contesto. Il mercato ragiona diversamente dalla mente accademica. Inoltre, il mondo dell’arte è così vasto che nessuno può essere tuttologo; se ci crediamo onniscienti rischiamo errori marchianti. Ad esempio, in un’asta del 2017 ad Auxerre, si volevano vendere due opere come "Maestro francese del Seicento", condizionati dall'area geografica dell'asta. Peccato che uno specialista si renda subito conto dell’errore: i disegni erano datati e numerati. Chi conosce il Barocco sa che Ottavio Leoni, tra i ritrattisti più importanti del Seicento italiano, dal 1615 iniziò a segnare mese, anno e numero progressivo su tutti i suoi ritratti. Potete immaginare l'impatto sulla valutazione economica.

 

La seconda parte è dedicata al dilemma "Vero o falso?". Come dice l'autore: "il mondo dei falsi è come una enorme calamita che attira in misura simile saggi e folli (...) sembrerà paradossale ma tra il vero e il falso non esiste un vincitore assoluto, almeno in termini economici. A ben vedere ci sono delle similitudini con il gioco d’azzardo". Analizza copie, opere di bottega e dipinti che hanno cambiato paternità tra un’asta e l’altra. Chi acquista un falso è spesso costretto a "rigiocare" per riavere i suoi soldi: il banco è lì che lo aspetta. Si rischia di passare dalle stalle alle stelle e viceversa.

Si giunge poi alla sezione dedicata ai collezionisti, pubblici e privati. Quelli di oggi sono spesso dei conoscitori: per investire certe somme serve sensibilità. È il caso dell’Underbidder che ha tentato di acquistare un Gigante che solo dopo l’asta è stato attribuito a Carlo Saraceni: il collezionista voleva comprare la qualità, convinto che l’autore sarebbe saltato fuori strada facendo. Altre volte i collezionisti sono descritti come "orsi affamati che si sfidano per un favo di miele", compiendo scelte affrettate per brama di possesso. Il libro ci accompagna anche in collezioni private prestigiose, come quella di "Etro", per capire il ragionamento dietro la nascita di certe collezioni. 

L’ultimo segmento prova a spiegare le montagne russe del mercato. Forse è vero che il valore dell’opera esiste solo nel momento esatto della transazione. Può prevalere l’emotività, il soggetto sull'esecuzione, il desiderio di riscoprire gli "sleepers" (quadri "dormienti" spariti e riapparsi dopo anni), ma in fondo vince il potere della narrazione.

Questo volumetto è un tesoro di spunti per approcciarsi con leggerezza e passione a un ambito complesso. Ma non aspettatevi risposte definitive: tutto quello che rimane sono, forse, ancora più domande.Per chi volesse approfondire, si consiglia un recente articolo di Facchinetti uscito su Il Giornale dell’Arte: "Gli investitori hanno scoperto il mercato degli Old Masters: il risultato delle aste newyorkesi". Dopo anni segnati dal presunto declino del mercato antico e dagli acquisti quasi solo museali, torna di moda l’antico. Il mercato è ciclico, fatto di ritorni e distacchi. In un momento di cambiamenti repentini, una cosa è certa: il fascino dell’Antico è permanente.

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