Biografia
L'artista Ennio Calabria dice di lui:
È meglio stravedere che vedere.
Ma lo stravedere sembra oggi riuscire ad ampliare la potenzialità dello sguardo perché assomma a ciò che quello sguardo scorge, l'insorgenza delle ipotesi che affiancheranno quel vedere oltre.
Così lo stravedere si pone come necessaria strategia per poter rispondere alle domande del nuovo tempo nel quale, a causa dell'elevata velocità degli scambi, il soggetto che osserva per la perdita della possibilità di distanziarsi dall'osservato, collassa in esso. In questo nuovo scenario Pietro con le sue opere sembra raccontarci che la rete di tratti netti o ideogrammatici che irrompono come partner di ipotesi identificative in zone di colore sull'orlo del loro dissolversi, restituisce loro il potere di una verità capace di provocare la forza relativizzante dell'ingresso dell'inconscio ipotetico.
Penso ad opere come la "nuvola" o il "meccanico" o per esempio "il malessere", solo per citare alcuni titoli delle opere di Pietro. Oggi usando le nuove tecnologie dell'immagine un mediocre artista, a coloro che non sono in grado di intuire la verità, può sembrare Michelangelo.
Insomma, spesso le tecnologie cancellano nella pittura la verità che l'intelligenza della mano custodisce.
Ma tutto si complica perché questa assenza di verità sembra essere la verità del tempo.
Soltanto la misteriosa verità di sé che afferma "io sono la verità e non ciò che ritengo vero", ha serie ragioni per non arrendersi alle lusinghe della convenienza.
Pietro è un artista che non può prescindere dalla verità del proprio essere.
Pietro vive il recupero dell'immaterialità come tratto identitario dell'uomo e percepisce l'unicità dell'identità umana
come l'unica risposta al nulla.
È meglio stravedere che vedere.
Ma lo stravedere sembra oggi riuscire ad ampliare la potenzialità dello sguardo perché assomma a ciò che quello sguardo scorge, l'insorgenza delle ipotesi che affiancheranno quel vedere oltre.
Così lo stravedere si pone come necessaria strategia per poter rispondere alle domande del nuovo tempo nel quale, a causa dell'elevata velocità degli scambi, il soggetto che osserva per la perdita della possibilità di distanziarsi dall'osservato, collassa in esso. In questo nuovo scenario Pietro con le sue opere sembra raccontarci che la rete di tratti netti o ideogrammatici che irrompono come partner di ipotesi identificative in zone di colore sull'orlo del loro dissolversi, restituisce loro il potere di una verità capace di provocare la forza relativizzante dell'ingresso dell'inconscio ipotetico.
Penso ad opere come la "nuvola" o il "meccanico" o per esempio "il malessere", solo per citare alcuni titoli delle opere di Pietro. Oggi usando le nuove tecnologie dell'immagine un mediocre artista, a coloro che non sono in grado di intuire la verità, può sembrare Michelangelo.
Insomma, spesso le tecnologie cancellano nella pittura la verità che l'intelligenza della mano custodisce.
Ma tutto si complica perché questa assenza di verità sembra essere la verità del tempo.
Soltanto la misteriosa verità di sé che afferma "io sono la verità e non ciò che ritengo vero", ha serie ragioni per non arrendersi alle lusinghe della convenienza.
Pietro è un artista che non può prescindere dalla verità del proprio essere.
Pietro vive il recupero dell'immaterialità come tratto identitario dell'uomo e percepisce l'unicità dell'identità umana
come l'unica risposta al nulla.

