Biografia
Marzia Giannini nasce il 25 ottobre 1975 a Nettuno (Roma). Disegna prima ancora di parlare: le matite sono rifugio, gioco, dono, soprattutto per sua madre. Fin da piccola osserva la natura cercando l’essenza, la luce, la ferita nascosta dietro la bellezza. Questa attitudine diventa il filo rosso della sua vita: un bisogno di vedere oltre la superficie, di trasformare il dolore in forma, colore e racconto.
Studia al Liceo Artistico di Latina, dove si appassiona all’anatomia e al corpo umano, motore di una curiosità che rimarrà costante nella sua ricerca. Successivamente entra all’Accademia di Belle Arti di Ripetta a Roma, sezione Decorazione. Dopo un periodo di formazione eterogenea tra vetrinistica e fotografia, nel 1997 parte per Londra: qui espone in diversi locali e gallerie di Bond Street, West Hampstead, Kilburn e Maida Vale, vendendo le prime opere e nutrendo il suo immaginario visivo.
Negli anni Duemila lavora tra Italia e Lampedusa, dove l’isola diventa casa, laboratorio, ispirazione. Realizza murales, decorazioni, progetti d’interni e dipinti ad olio, misurandosi con i maestri del passato – Michelangelo, Leonardo, Caravaggio – e studiando Monet e Van Gogh su commissione. Ma è solo l’inizio di una voce personale, libera da imitazioni e stereotipi, sempre più consapevole.
Dal 2017, dopo la nascita della figlia, la sua pittura trova una direzione definitiva: dipinge soprattutto donne. L’apparente fragilità che la società attribuisce al femminile non esiste: per Marzia la donna è eterna forza, resilienza, nascita, metamorfosi. Da Niki de Saint Phalle eredita un legame ideale: una visione in cui la donna non è musa, ma architettura, resistenza, universo autonomo.
I suoi dipinti nascono da stati emotivi intensi, sia positivi che dolorosi. La sua sensibilità è forza e condanna insieme: percepisce, assorbe, trasforma. A volte le sue intuizioni sembrano premonizioni, visioni che diventano tele dal sapore quasi surreale e, in seguito, trovano corrispondenze nella vita reale. Dipinge ciò che non riesce a dire, ciò che non trova parole. Non lavora con bozzetti: affronta la tela bianca come un territorio vivo, da esplorare e trasformare con il colore.
Il suo linguaggio è in continua evoluzione, attraversa registri diversi: dall’espressionismo astratto e informale al figurativo. La sofferenza diventa materiale creativo: dipinge per accogliere, metabolizzare, trarre forza. Come Frida Kahlo, crede che le ferite possano diventare punti di forza, che dai momenti bui possa nascere bellezza.
Dal 2023 vive a Velletri e partecipa attivamente alla scena artistica laziale, tra mostre, collettive e progetti culturali. Nel 2023 inaugura la personale DONNA IN-PERFETTA, accolta con entusiasmo e recensita con note di profonda stima dal critico d’arte Renato Mammucari. Nel 2024 presenta RINASCITA a Velletri Libris, in dialogo con l’autore Gianluca Gotto, e un suo acquerello diventa copertina del libro Vita a sorpresa di Luisa Kate Norcia.
La pittura di Giannini è un omaggio alle donne che sono venute prima e a quelle che verranno, una celebrazione del femminile come natura indomabile, come forza che sboccia dalle crepe. Il filo conduttore della sua arte, come dice lei scherzando, sono “le mie infinite me”.
Il suo desiderio più grande è che le donne diventino più sicure, più coraggiose – esattamente come lei sta imparando a essere. Perché l’arte può essere cura, resistenza, rinascita. È un invito a rallentare, guardarsi dentro, trasformare la vulnerabilità in luce.
Studia al Liceo Artistico di Latina, dove si appassiona all’anatomia e al corpo umano, motore di una curiosità che rimarrà costante nella sua ricerca. Successivamente entra all’Accademia di Belle Arti di Ripetta a Roma, sezione Decorazione. Dopo un periodo di formazione eterogenea tra vetrinistica e fotografia, nel 1997 parte per Londra: qui espone in diversi locali e gallerie di Bond Street, West Hampstead, Kilburn e Maida Vale, vendendo le prime opere e nutrendo il suo immaginario visivo.
Negli anni Duemila lavora tra Italia e Lampedusa, dove l’isola diventa casa, laboratorio, ispirazione. Realizza murales, decorazioni, progetti d’interni e dipinti ad olio, misurandosi con i maestri del passato – Michelangelo, Leonardo, Caravaggio – e studiando Monet e Van Gogh su commissione. Ma è solo l’inizio di una voce personale, libera da imitazioni e stereotipi, sempre più consapevole.
Dal 2017, dopo la nascita della figlia, la sua pittura trova una direzione definitiva: dipinge soprattutto donne. L’apparente fragilità che la società attribuisce al femminile non esiste: per Marzia la donna è eterna forza, resilienza, nascita, metamorfosi. Da Niki de Saint Phalle eredita un legame ideale: una visione in cui la donna non è musa, ma architettura, resistenza, universo autonomo.
I suoi dipinti nascono da stati emotivi intensi, sia positivi che dolorosi. La sua sensibilità è forza e condanna insieme: percepisce, assorbe, trasforma. A volte le sue intuizioni sembrano premonizioni, visioni che diventano tele dal sapore quasi surreale e, in seguito, trovano corrispondenze nella vita reale. Dipinge ciò che non riesce a dire, ciò che non trova parole. Non lavora con bozzetti: affronta la tela bianca come un territorio vivo, da esplorare e trasformare con il colore.
Il suo linguaggio è in continua evoluzione, attraversa registri diversi: dall’espressionismo astratto e informale al figurativo. La sofferenza diventa materiale creativo: dipinge per accogliere, metabolizzare, trarre forza. Come Frida Kahlo, crede che le ferite possano diventare punti di forza, che dai momenti bui possa nascere bellezza.
Dal 2023 vive a Velletri e partecipa attivamente alla scena artistica laziale, tra mostre, collettive e progetti culturali. Nel 2023 inaugura la personale DONNA IN-PERFETTA, accolta con entusiasmo e recensita con note di profonda stima dal critico d’arte Renato Mammucari. Nel 2024 presenta RINASCITA a Velletri Libris, in dialogo con l’autore Gianluca Gotto, e un suo acquerello diventa copertina del libro Vita a sorpresa di Luisa Kate Norcia.
La pittura di Giannini è un omaggio alle donne che sono venute prima e a quelle che verranno, una celebrazione del femminile come natura indomabile, come forza che sboccia dalle crepe. Il filo conduttore della sua arte, come dice lei scherzando, sono “le mie infinite me”.
Il suo desiderio più grande è che le donne diventino più sicure, più coraggiose – esattamente come lei sta imparando a essere. Perché l’arte può essere cura, resistenza, rinascita. È un invito a rallentare, guardarsi dentro, trasformare la vulnerabilità in luce.

