Al Palazzo del Governatore, un percorso attraverso la rappresentazione femminile invita a riflettere sulla distanza tra visibilità e riconoscimento.
Le immagini non si limitano a rappresentare il mondo: contribuiscono a costruire il modo in cui lo vediamo. Un ritratto femminile può custodire una somiglianza, celebrare una presenza, tramandare il ricordo di una persona. Può anche esprimere un ideale di bellezza o attribuire alla donna raffigurata un ruolo preciso.
Essere al centro di un’opera, però, non ha sempre significato essere riconosciute nella propria autonomia. È da questa distanza tra visibilità e riconoscimento che possiamo partire per avvicinarci a “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre”, la mostra al Palazzo del Governatore di Parma, visitabile dal 2 ottobre 2026 all’8 marzo 2027.
Un’occasione per osservare le opere e interrogarsi sullo sguardo che le attraversa: chi è la donna rappresentata? Quanto conosciamo della sua storia? E quali aspettative culturali hanno contribuito a costruirne l’immagine?
La mostra LEI al Palazzo del Governatore di Parma
Curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, la mostra riunisce opere provenienti dalle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi compongono un percorso attraverso oltre due secoli di rappresentazione femminile.
Tra le opere esposte figurano L’Arlesiana di Vincent van Gogh, il Ritratto della marchesa Casati di Giovanni Boldini e il ritratto di Hanka Zborowska di Amedeo Modigliani. Il percorso comprende anche lavori di artiste come Antonietta Raphaël Mafai, Dora Maar e Francesca Woodman, ampliando il confronto tra linguaggi ed esperienze.
Questa varietà permette di osservare quanto possa cambiare il significato della presenza femminile: una figura può essere riconoscibile nella sua individualità, assumere un valore simbolico o diventare il terreno di una ricerca sulla forma e sul corpo.
Visibili, ma con quale voce?
Per secoli le donne hanno abitato le immagini come modelle, muse, figure mitologiche, allegorie e protagoniste di ritratti. Una presenza che richiede di essere letta distinguendo la centralità nell’opera dalle condizioni concrete della persona rappresentata.
Un dipinto può attribuire grande importanza a un volto senza raccontarci i desideri, le scelte o le possibilità di chi lo possiede. Può celebrare una donna e, nello stesso tempo, ricondurla a un modello condiviso: la bellezza, la maternità, la rispettabilità, la seduzione.
Questo non significa leggere ogni ritratto come una negazione dell’individualità. Significa riconoscere che celebrazione e idealizzazione possono convivere. La qualità artistica di un’immagine e le convenzioni culturali che esprime appartengono alla stessa storia e possono essere osservate insieme.
Che cosa raccontano una posa, un abito, uno sguardo?
Un ritratto prende forma attraverso decisioni precise. La posizione del corpo, l’inclinazione del capo, la direzione degli occhi e gli oggetti presenti nella scena contribuiscono a costruire il significato dell’immagine.
Un abito può dichiarare una posizione sociale; un ambiente può suggerire appartenenza e abitudini; uno sguardo rivolto allo spettatore può stabilire una relazione diretta. Anche una posa apparentemente spontanea è il risultato di una scelta compositiva.
Questi elementi acquistano significato nel contesto in cui l’opera nasce. Sarebbe riduttivo attribuire automaticamente riserbo a una figura con gli occhi abbassati o indipendenza a una donna che ci guarda frontalmente. Occorre considerare la destinazione del dipinto, la committenza, le convenzioni del periodo e, quando è possibile, la biografia della persona raffigurata.
La domanda diventa allora: quanto stiamo osservando quella donna e quanto stiamo riconoscendo un’idea di femminilità costruita intorno a lei?
La persona oltre la rappresentazione
Un volto dipinto può trasmettere un’impressione di familiarità. Ci sembra di riconoscere un carattere, una fragilità o una determinazione. Eppure, ciò che vediamo rimane un’interpretazione.
Il colore, la luce e la pennellata orientano la nostra percezione. Un lineamento accentuato, una proporzione modificata o un fondo privo di riferimenti possono allontanare il ritratto dalla descrizione e aprirlo a significati diversi.
La persona ritratta non coincide mai del tutto con l’immagine che ne viene data. Ricordarlo permette di conservare uno spazio di attenzione verso ciò che il dipinto non può dirci. Un’espressione assorta può suggerire molte letture, ma non ci autorizza, da sola, a ricostruire una vita interiore.
Quando sono le artiste a rappresentare
La riflessione si amplia quando le donne assumono anche il ruolo di autrici delle immagini. Attraverso il ritratto, l’autoritratto e la rappresentazione del corpo, le artiste possono confrontarsi con i modelli ricevuti, riprenderli, trasformarli o metterli in discussione.
Non esiste, però, un unico sguardo femminile. Esistono esperienze, posizioni e ricerche differenti. Attribuire a tutte le artiste una sensibilità comune rischierebbe di ridurre proprio quella pluralità che desideriamo riconoscere.
Osservare chi produce un’immagine aiuta quindi ad aggiungere domande: quale esperienza entra nell’opera? Quale rapporto si stabilisce con il soggetto? Quali possibilità di rappresentazione vengono esplorate?
Il significato della mostra nell’anniversario del voto alle donne
La mostra si inserisce nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne in Italia. La presentazione ufficiale del catalogo mette in relazione la rappresentazione femminile con i temi dell’identità e dell’autodeterminazione.
Questo contesto offre un’ulteriore chiave di lettura: distinguere il riconoscimento estetico da quello sociale e politico. Essere ammirate, celebrate o ricordate attraverso un’opera non corrisponde necessariamente alla possibilità di scegliere come vivere e come presentarsi al mondo.
Visitare LEI può diventare così un esercizio dello sguardo. Accanto alla bellezza delle opere, possiamo cercare le storie delle persone, riconoscere le convenzioni e accettare le domande che restano aperte.
Quale spazio viene concesso, nell’immagine, all’individualità della donna rappresentata?
LEI a Parma: le informazioni per visitare la mostra
Mostra: LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Sede: Palazzo del Governatore, Parma
Date: dal 2 ottobre 2026 all’8 marzo 2027
Curatori: Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi.
Per orari, biglietti e aperture straordinarie, consulta la pagina ufficiale della mostra sul sito del Comune di Parma.


